Varato il codice degli infermieri: in primo piano la volontà del paziente

Redazione DottNet | 18/02/2009 08:27

Mentre in Parlamento si accende il dibattito in vista dell'approvazione di una legge sul Testamento biologico, e l'opinione pubblica è ancora scossa dal caso di Eluana Englaro, una nuova voce scende in campo sui temi legati alla complessa questione del 'fine vita'.

 E' quella degli infermieri italiani, che nel nuovo Codice deontologico 2009 affermano una posizione chiara nella direzione di un rafforzato rispetto delle volontà dell'assistito. In qualunque circostanza. Una presa di posizione che, alla luce del dibattito politico e sociale legato alle cosiddette Dichiarazioni anticipate di volontà - e dunque alla possibilità per il soggetto di indicare anticipatamente a quali trattamenti vorrà o meno essere sottoposto nel caso si trovasse in una condizione di impossibilità ad esprimersi - assume un significato preciso: l'infermiere è tenuto, in ogni caso, a ''tener conto'' della volontà del paziente. Il Nuovo Codice degli infermieri italiani, approvato lo scorso 17 gennaio dal Consiglio nazionale della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi e che entrerà in vigore subito dopo la sua ''proclamazione'' ufficiale al XV Congresso nazionale, a Firenze dal 26 al 28 febbraio, lo dice inequivocabilmente. Esattamente all'articolo 37: ''L'infermiere - recita l'articolo - quando l'assistito non e' in grado di manifestare la propria volontà, tiene conto di quanto da lui chiaramente espresso in precedenza e documentato''. E la vicenda di Eluana Englaro, la donna morta ad Udine per la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale dopo 17 anni di stato vegetativo persistente, è emblematica: ''In questo caso - sottolinea la presidente Ipasvi Annalisa Silvestro - nell'equipe erano presenti una decina di infermieri, i quali hanno svolto correttamente la propria funzione assistenziale''. Ovviamente, il riferimento era comunque la volontà anticipatamente espressa, come riconosciuto dalle sentenze in merito, della donna. Dunque, nel caso Englaro, commenta Silvestro, ''c'è stata un'assoluta coerenza da parte del personale infermieristico''. E che la volontà dell'assistito debba essere in ogni caso fondamentale, il nuovo Codice lo ribadisce in maniera ancora più chiara: ''Per gli infermieri - afferma la presidente dell'Ipasvi, la federazione che raccoglie oltre 350.000 infermieri sul territorio nazionale - la volontà del paziente è centrale, così come la considerazione dei bisogni manifestati. L'infermiere deve dunque sempre tenere conto di quanto richiesto dal paziente''. E se ciò dovesse confliggere con i principi etici ed i valori personali del professionista? In questo caso, chiarisce Silvestro, ''il Codice, all'articolo 8, prevede una clausola di coscienza. L'infermiere interessato cioè - spiega - può fare un passo indietro, ma resta comunque il dovere di garantire l'assistenza al paziente con l'ausilio di altro personale infermieristico''. Insomma, gli infermieri potrebbero fare la differenza: ''Spesso si pensa che le decisioni dipendano esclusivamente dai medici, ma non è così. Soprattutto in certe situazioni 'limite' - rileva Silvestro - la decisione spetta all'intera equipe sanitaria, e di questa fanno parte integrante gli infermieri''. Il caso Englaro insegna: ''I dieci infermieri dell'equipe avrebbero potuto avere posizioni differenti, dando - conclude la presidente Ipasvi - un corso diverso agli eventi''.

 

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