Rimborso record a ex specializzandi: lo Stato dovrà versare 62 mln

Professione | Redazione DottNet | 27/09/2017 20:52

Un danno complessivo di 5 miliardi: si cerca una soluzione politica

Un nuovo rimborso record, sulla base di alcune sentenze, che costerà oltre 62 milioni di euro allo Stato per 2062 medici in tutta Italia che si sono specializzati tra il 1978 e il 2006. Violate tre direttive Ue. Questi ex specializzandi ormai professionisti lamentano di non aver avuto un trattamento economico adeguato ma soprattutto di essersi dovuti confrontare con il mancato riconoscimento di diritti e status professionale di tutti i colleghi degli altri paesi Ue.

Sullo sfondo la stima un esborso complessivo superiore ai 5 miliardi di euro, un'emorragia per le casse pubbliche per la quale si cerca di trovare una soluzione politica. "La nuova ondata di rimborsi- spiega infatti il senatore Luigi D'Ambrosio Lettieri - conferma la necessità di trovare una soluzione alla vicenda mediante l'accordo transattivo proposto dal Ddl 2400. È arrivato il momento che il Legislatore si riappropri del suo ruolo per troppo tempo lasciato nelle mani dei Tribunali". Consulcesi, che si occupa della tutela dei diritti dei professionisti della sanità e che complessivamente ha già fatto riconoscere oltre 530 milioni, ha consegnato oggi in maniera diretta assegni per nove milioni e 975mila euro suddivisi tra 285 ex specializzandi di tutto il Lazio.

"Eravamo l'esercito dei volontari", racconta la dottoressa Virginia Cornetta, che ha ottenuto il riconoscimento. "Come italiano non posso che dolermi del fatto che lo Stato costringa i medici a perseguire la via giudiziaria per ottenere il dovuto", commenta il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Giuseppe Lavra. "Da molto tempo richiamiamo l'attenzione delle istituzioni alla ricerca di una soluzione politica della vicenda, che sembrava potesse essere proprio quella proposta attraverso il Ddl 2400 - spiega Andrea Tortorella, Ad di Consulcesi- purtroppo, da questo fronte non arrivano buone notizie e il diritto di migliaia di specialisti è messo a rischio dall'imminente scadenza dei termini prescrittivi".

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