Iter di 4 ore per il cuore del trapiantato: nessun infarto

Medlex | Redazione DottNet | 29/09/2017 11:36

Costa (Cnt),non c'è stato alcun ritardo: il Pm di Milano lavora sulla consulenzaCosta (Cnt),non c'è stato alcun ritardo: il Pm di Milano lavora sulla consulenza

Dal momento del prelievo del cuore dal donatore all'Ospedale San Raffaele di Milano a quello del suo trapianto al San Camillo di Roma all'uomo sessantenne deceduto pochi giorni dopo trascorrono circa 4 ore. Tanto è durato 'l'iter' dell'organo fino alla sala operatoria del nosocomio romano. Un tempo "del tutto regolare". A spazzare il campo dall'ipotesi, avanzata dalla famiglia del paziente morto, di un eventuale ritardo nell'arrivo dell'organo con un suo possibile danneggiamento, è il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa, che sottolinea pure come il cuore trapiantato non fosse stato colpito da infarto. 

  Intanto, il pm di Milano Antonio Cristillo, titolare dell'indagine sulla morte del sessantenne cardiopatico, ha cominciato ad esaminare gli atti contenuti nel fascicolo trasmesso dai colleghi romani e sta valutando, in particolare, la consulenza medica degli esperti nominati dai pm della capitale nella quale si sostiene che il donatore avrebbe subito più di un infarto. Dato, questo, negato dai medici del San Camillo, del San Raffaele e anche, appunto, dal Cnt.    Rispetto ai tempi con cui è avvenuta l'intera operazione, rileva Costa, "confermo che non vi è stato alcun tipo di ritardo" che possa aver danneggiato l'organo, che "era in condizioni ottimali".

La 'cronostoria' del cuore trapiantato è infatti tracciabile e registrata dal Cnt. Il cuore, afferma, "è prelevato al paziente deceduto a Milano alle ore 7.30; l'equipe esce dalla sala operatoria del San Raffaele per andare all'aeroporto alle 7.52; l'aereo che trasporta il cuore atterra all'aeroporto di Ciampino alle 10.25; l'arrivo al San Camillo è alle 10.55 e alle ore 11.00 l'organo arriva in sala operatoria per il trapianto. In tutto, circa 4 ore: nessun ritardo, dunque, e tempi nella norma". Altro dato fondamentale è appunto relativo al fatto che "il cuore trapiantato non aveva subito un infarto; non c'è infatti alcuna evidenza - rileva Costa - che possa far pensare che l'organo abbia subito infarto o lesione ischemica".  

La perizia della procura, precisa, "parla di infarto subito dal donatore e il punto chiave è che tale infarto viene fatto risalire al momento dell'arresto cardiaco avuto dallo stesso donatore. Ciò ha portato alla conclusione che il cuore trapiantato fosse infartuato". Tuttavia, spiega, "ciò non risponde al vero, poichè in un cuore infartuato si rilevano evidenze cliniche che non sono state assolutamente riscontrate dagli esami specifici eseguiti sull'organo al S.Raffaele di Milano". In un cuore infartuato, infatti, "si rilevano enzimi alterati, ma in questo caso gli esami eseguiti hanno evidenziato che nell'organo in questione gli enzimi erano normali; in un cuore che ha subito infarto si rileva anche un'alterazione della motilità miocardica che è perdurante, elemento non rilevato per l'organo in questione; sempre in un organo infartuato si determina pure una modifica della forma, che nel cuore in questione era invece normale". Dunque, conclude l'esperto, "non esiste alcuna evidenza che il cuore trapiantato presentasse una lesione ischemica prima del prelievo; al contrario, l'organo era in condizioni ottimali e sarebbe stato accettato da ogni centro trapianti".

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