Ex specializzandi, altri 7 milioni di euro a 200 medici

Medlex | Redazione DottNet | 05/10/2017 18:42

La lista potrebbe allungarsi con altri 50 medici che attendono la pronuncia della Corte di Giustizia europea sul contenzioso giurisprudenziale creatosi in relazione alle diverse interpretazioni della Cassazione

La Presidenza del Consiglio dei Ministri dovra' pagare oltre 7 milioni di euro ad altri 200 ex specializzandi a cui lo Stato, ''in violazione delle direttive Ue in materia, aveva negato il corretto trattamento economico durante il corso post laurea in Medicina''. Lo ha deciso la Corte D'Appello di Roma lo scorso 28 settembre, confermando, si legge in una nota di Consulcesi, i cui legali hanno assistito i medici, ''un orientamento ormai consolidato a favore dei ricorrenti, dopo le sentenze della Corte di Appello di Roma del 19 luglio e della Corte d'Appello di Messina del 21 settembre che avevano portato a rimborsare più di 400 medici con 12 milioni di euro e altri 44 con 1,5 milioni di euro''.  

''Riguardo la sentenza del 28 settembre, l'esborso per le casse pubbliche rischia di essere ancora maggiore - spiega l'avvocato Marco Tortorella, il quale ricorda anche che sta per scattare la prescrizione e quindi invita i medici a presentare un eventuale ricorso entro il 10 ottobre - perché per circa 50 medici ricorrenti il giudice ha procrastinato la decisione in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia europea sul contenzioso giurisprudenziale creatosi in relazione alle diverse interpretazioni della Cassazione su quanti hanno concluso la specializzazione entro il 1983. Più in generale - prosegue l'avvocato - si conferma la necessità che la questione trovi una soluzione attraverso il legislatore''.    La soluzione, sottolinea la Consulcesi, resta quella rappresentata dal Ddl 2400, proposto dai senatori Luigi D'Ambrosio e Guido Viceconte, che propone un accordo transattivo che potrebbe consentire allo Stato di risparmiare almeno la metà dei 5 miliardi di euro che rischia di dover pagare e, al contempo, permetterebbe ai medici di ottenere l'immediato ristoro del proprio diritto.

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