La cannabis per curare malattie grastro-reumatologiche

Gastroenterologia | Redazione DottNet | 09/10/2017 16:50

Efficacia e scarsi effetti collaterali

Modelli in vitro e in vivo indicano che i cannabinoidi modulano la produzione e la funzione delle sostanze infiammatorie in fase acuta con un aumento del livello di quelle anti-infiammatorie. A questo corrisponde un miglioramento di alcuni sintomi delle malattie autoimmuni che interessano il 3% della popolazione mondiale. E' emerso al quarto Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastro- Reumatologia. "Studi preclinici nelle malattie infiammatorie croniche intestinali condotti su modelli animali sembrano suggerire un ruolo omeostatico dei componenti del sistema endocannabinoide nell'intestino", spiega Vincenzo Bruzzese, Past President della Società.

E aggiunge: "Si ritiene che la valorizzazione del segnale endocannabinoide sia una risposta ai disturbi infiammatori e miri a ripristinare l'equilibrio del tessuto o dell'organo offeso".    In un trial, i ricercatori hanno trattato 21 pazienti malati di Crohn con cannabis o placebo. Ad 11 di questi è stata somministrata cannabis. Tra gli 11 pazienti, 5 hanno manifestato piena remissione entro la fine del processo mentre 10 su 11 hanno mostrato miglioramenti dei sintomi, rispetto a soli 4 su 10 del gruppo di controllo con placebo. 

 

fonte: ansa

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