Con "ripARtiamo’, contro l'artrite reumatoide

Reumatologia | Redazione DottNet | 12/10/2017 13:57

l via la fase pilota in Lombardia, Emilia-Romagna e Puglia

Partire dall’ascolto dei bisogni per dare una risposta concreta. Con questo obiettivo, Sanofi Genzyme, divisione specialty care di Sanofi e le Associazioni AMRER (Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna), ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici) e APMAR (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) hanno individuato nella teatroterapia una modalità originale e certificata di supporto psicologico per le persone con artrite reumatoide. Si chiama "ripARtiamo - la Teatroterapia per affrontare l’Artrite Reumatoide" e si avvale della collaborazione di APIT

Sono previste, entro la fine dell’anno, tre sessioni pilota in altrettante regioni italiane: Lombardia, Emilia Romagna e Puglia.

Perché la Teatroterapia?

Dall’analisi di 350 questionari distribuiti tra le persone con artrite reumatoide iscritte alle Associazioni, è emerso che il 75% dei pazienti riconosce il supporto psicologico come un bisogno ancora da colmare. Di questi, il 36% lo ritiene estremamente utile per affrontare il carico emotivo e le sfide quotidiane che la malattia comporta. L’artrite reumatoide colpisce, infatti, nel pieno della vita, tra i 35 e 40 anni, e impone alla persona un cambiamento improvviso e radicale, che può essere difficile accettare.

"Quando si ha l’artrite reumatoide non si riesce più a fare quello che si faceva prima e persino le cose più semplici, come vestirsi da soli o aprire un barattolo, possono diventare difficili, se non impossibili," spiega Silvia Tonolo, Presidente ANMAR. "La vita va quindi riorganizzata e ci si interroga su cosa si riuscirà ancora a fare e per quanto tempo. Questo, insieme alla gestione dei rapporti familiari e lavorativi, comporta un notevole carico emotivo. Le persone chiedono quindi sostegno per affrontare il cambiamento."

Più del 40% degli intervistati, in particolare quelli più giovani, sente appunto la necessità di andare oltre la patologia, riorganizzando la propria vita, la propria socialità, i rapporti personali e con il medico. Sono diverse le possibili forme di supporto che possono aiutare in questo senso: incontri personali con un terapista, gruppi di ascolto, colloqui telefonici individuali, corsi certificati di terapia. Ma molti intervistati sono aperti anche a modalità alternative e originali di supporto terapeutico.

"Accettare le nuove condizioni di vita che l’artrite reumatoide impone non è semplice e un supporto esterno può favorire il recupero di autonomia e autostima," prosegue Daniele Conti, Direttore AMRER. "Se è vero che molte persone con artrite reumatoide prediligono un supporto psicologico di tipo tradizionale, più noto e diffuso, tanti sono aperti a modalità innovative. L’importante è che siano gestite da esperti e seguano precisi protocolli certificati."

Ecco che la teatroterapia è emersa dalla ricerca come una valida opzione di supporto psicologico "non convenzionale" per i pazienti: un modello di pensiero positivo che crea motivazione nel percorso di razionalizzazione della malattia, promuovendo un sistema di alleanze e partecipazione tra pazienti, familiari, specialisti e operatori sanitari.

"Grazie all’ascolto delle persone con artrite reumatoide abbiamo individuato nella teatroterapia una forma inclusiva di sostegno, che si può affiancare al percorso clinico e terapeutico delle persone, integrandolo," conclude Antonella Celano, Presidente APMAR. "Era un progetto su cui stavamo riflettendo da tempocome Associazione e siamo felici di poterlo realizzare concretamente grazie alla collaborazione con tutti gli altri partner coinvolti."

Il progetto "ripARtiamo - La Teatroterapia per affrontare l’Artrite Reumatoide" partirà entro la fine del 2017 con alcune sessioni pilota in Lombardia, Emilia Romagna e Puglia, in collaborazione con AMRER, ANMAR e APMAR e con i reumatologi e gli operatori sanitari dei centri specialistici, per proporre il programma ai pazienti e ai famigliari che vorranno aderire. Fondamentale è, infatti, il coinvolgimento di tutte le persone che si occupano dell’assistenza e della cura di chi convive con l’artrite reumatoide, in un’ottica inclusiva e multidisciplinare.

L’auspicio è poter estendere, nel 2018, il progetto ad altre realtà italiane, per dare la possibilità di fare questa esperienza al maggior numero possibile di persone che convivono con l’artrite reumatoide.

 

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