Le 'Unit' salvano la vita contro il tumore al seno: -18% la mortalità

Oncologia | Redazione DottNet | 27/10/2017 13:56

Oncologi, ma solo 123 centri hanno i requisiti: seguono 150 casi l'anno

I centri di senologia, le cosiddette Breast Unit, in molti casi possono salvare la vita: la cura del tumore del seno in queste unità specializzate riduce infatti la mortalità del 18%, perché è più alta l'adesione alle linee guida, migliore l'esperienza degli specialisti ed è garantito un approccio multidisciplinare. A livello europeo, è stabilito che possano definirsi Breast Unit solo i centri che trattano almeno 150 nuovi casi ogni anno, ma in Italia, delle 449 strutture ospedaliere che eseguono più di 10 interventi chirurgici per questa neoplasia, solo 123 (27%) presentano volumi di attività superiori a 150 interventi annui. 

La fotografia delle Breast Unit nel nostro Paese arriva dal XIX Congresso nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) che aperto venerdì scorso a Roma, con la partecipazione di oltre 2.500 specialisti: "È urgente - è l'appello degli oncologi - la piena realizzazione di queste Unità, che devono essere parte integrante delle Reti Oncologiche Regionali". Un dato su tutti: uno studio su 25.000 donne ha dimostrato che la sopravvivenza a 5 anni, nelle pazienti con tumore al seno, aumenta del 9% negli ospedali che trattano più di 150 casi. Nel 2017 in Italia sono stimate 50.500 nuove diagnosi di tumore del seno, il più frequente fra le donne. È dimostrato da molti studi che, "dove si concentra più esperienza, si riduce il numero degli interventi demolitivi e aumenta quello degli interventi conservativi del seno - spiega Carmine Pinto, presidente Aiom -.    I buoni risultati che si ottengono in una Breast Unit devono essere attribuiti non soltanto a una migliore chirurgia ma anche al giusto integrarsi delle varie discipline. Questo è particolarmente evidente nei casi più complessi in cui si stanno affacciando armi innovative. Alla chemioterapia, ormonoterapia, ai farmaci anti-HER2 si è aggiunta ad esempio una nuova classe di farmaci che intervengono nel rallentare la progressione del tumore del seno in fase metastatica, inibendo due proteine. Più farmaci da collocare e inserire dunque nella strategia di cura, anche considerando che nel nostro Paese vivono 766.957 donne dopo la diagnosi di tumore del seno (+26% dal 2010 al 2017)".

La multidisciplinarità è "l'elemento fondante del Centro di Senologia - afferma anche Stefania Gori, presidente eletto Aiom - ed il lavoro efficiente di un gruppo multidisciplinare produce appropriatezza, coerenza e continuità, traducendosi in un miglioramento dell'utilizzo delle risorse umane ed economiche".    Nel dicembre 2009 e nell'aprile 2015 due dichiarazioni del Parlamento Europeo hanno sollecitato i Paesi membri a organizzare le Breast Unit entro il 2016 e la Commissione Europea a sviluppare un programma di certificazione. Nel 2014, in Italia governo e Regioni hanno siglato un'intesa impegnandosi a recepire i contenuti europei e a definire il percorso di assistenza alla paziente affetta da tumore al seno entro 6 mesi dalla stipula. Ad oggi però, sottolinea Elisabetta Iannelli, Segretario Generale FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), "in Italia una percentuale ancora troppo alta di tumori al seno viene trattata in centri poco specializzati e da personale che effettua pochi interventi l'anno". Diverse Regioni hanno deliberato la costituzione dei Centri di Senologia. Lo scenario però, conclude Pinto, "è ancora eterogeneo e richiede un radicale processo di omogeneizzazione per evitare disuguaglianze e garantire pari opportunità di cura alle pazienti su tutto il territorio".

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