Il cambiamento del clima è già un problema di sanità pubblica

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 31/10/2017 14:14

Lancet: "Dalle ondate di calore agli eventi estremi la salute è già danneggiata"

Dalle ondate di calore agli eventi meteo estremi, gli effetti dei cambiamenti climatici non sono un orizzonte lontano: sono sotto i nostri occhi e hanno già un peso significativo anche sulla nostra salute. A lanciare l'allarme è un corposo rapporto pubblicato su Lancet secondo il quale il mutamento del clima è da considerare oggi un "problema di sanità pubblica" perché già nuoce alla salute di milioni di persone nel mondo. Una speranza c'è, sottolineano i ricercatori, ma serve "un'azione urgente per tagliare le emissioni di gas serra".

Il rapporto, intitolato "Conto alla rovescia su salute e cambiamento climatico", è il primo frutto della collaborazione di 26 istituti tra atenei e organismi internazionali come l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), la Banca mondiale, l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). Quest'ultima proprio ieri ha evidenziato l'aumento record di anidride carbonica nell'aria. I ricercatori hanno preso in considerazione 40 indicatori per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute globale e pubblicheranno un bilancio annuale. Tra gli effetti tangibili, già documentati, quello delle ondate di calore: tra 2000 e 2016 il numero di persone vulnerabili, cioè con più di 65 anni, esposte è aumentato di circa 125 milioni, con la quota record di 175 milioni raggiunta nel 2015.

Non solo. Il riscaldamento globale sta spingendo anche la diffusione di pericolose malattie come la febbre Dengue aumentando la capacità di trasmissione delle zanzare vettori. Anche le vittime di disastri naturali per eventi meteo estremi sono un effetto collaterale: dal 2000 al 2013 tali eventi sono aumentati nel mondo del 46%. Lancet indica poi la sottonutrizione come l'impatto maggiore dei cambiamenti climatici nel XXI secolo per via degli effetti sull'agricoltura: c'è un calo del 6% nelle rese globali di grano e del 10% per il riso per ogni aumento di un grado centigrado della temperatura globale. Si contano altresì morti premature a causa dell'inquinamento atmosferico prodotto da combustibili fossili, anche per uso domestico, e trasporti: solo in 21 Paesi asiatici nel 2015 sono state oltre 800 mila. Il rapporto evidenzia poi il peso dei cambiamenti climatici sulla produttività in ambito rurale: a partire dal 2000 è stato registrato un calo medio del 5,3% a causa di temperature crescenti.

Quanto al futuro si stima che oltre un miliardo di persone dovrà migrare nei prossimi 90 anni a causa dell'innalzamento del livello del mare. "Il cambiamento climatico sta già accadendo ed è una questione sanitaria per milioni di persone nel mondo", afferma Anthony Costello, direttore dell'Oms. "Le prospettive sono impegnative", aggiunge, "ma abbiamo ancora l'occasione per trasformare un'emergenza sanitaria nel più significativo progresso per la salute pubblica di questo secolo". Il futuro però ha tinte fosche, soprattutto considerando la rottamazione delle politiche sul clima di Obama da parte del nuovo presidente americano Donald Trump.

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