Anche un architetto per salvare le gemelle, svolta in 3D

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 09/11/2017 17:27

Replicati gli organi. 11 mesi di studio e si è ridotta la durata dell'intervento

Medici di 7 diverse aree, infermieri, anestesisti. E poi, un architetto. Per salvare le gemelline siamesi di 17 mesi separate al Bambino Gesù, il suo ruolo è stato decisivo. Una figura decisamente inusuale in un'equipe medica, ma che mostra quanto l'innovazione tecnologica possa essere importante anche in sala operatoria: Luca Borro, ricercatore in percorsi clinici e innovazione all'ospedale pediatrico romano, ha infatti realizzato modelli in 3D di ultima generazione per 'replicare' gli organi, le dimensioni e la rete vascolare delle bimbe.

Preciso l'obiettivo: poter studiare in ogni minimo dettaglio la fisiologia delle bimbe, attraverso i modelli di ricostruzione in 3D, per arrivare più preparati in sala operatoria e poter limitare i rischi. Questo lavoro, spiega, "è durato un anno. Ho realizzato i modelli insieme al radiologo Aurelio Secinaro, che ha seguito le bimbe". Da architetto, chiarisce, "ho impiegato le mie competenze per realizzare la modellistica in 3d dell' anatomia delle gemelline e per la stampa dei modelli". Con una 'marcia' in più, perchè Borro, 31 anni, sta per conseguire una seconda laurea in Biologia sanitaria. Il Bambino Gesù è uno dei pochi ospedali in Italia in cui è presente un architetto nella equipe medica.

Un lavoro, il suo, di estrema complessità: "Il modello degli organi delle due bimbe unite - afferma - è stato realizzato in 3d ed è composto da 4,5 milioni di piccoli tasselli geometrici. Per stamparlo sono state necessarie 24 ore e abbiamo impiegato altre 48 ore per pulirlo e lucidarlo per renderlo trasparente".

Ma qual è la ricaduta pratica di tutto ciò? "I modelli hanno permesso ai medici di studiare al dettaglio il caso prima di arrivare in sala operatoria, 'smontando e rimontando' gli organi e facendo delle 'prove' per ogni passaggio dell'intervento". Questo ha portato ad un "risultato concreto importantissimo": "I medici sono arrivati già preparati all'operazione e quindi hanno potuto ridurre la durata dell'intervento, dalle circa 20 ore per questo tipo di operazione chirurgica a circa 10 ore, con minori rischi per le piccole pazienti". E non finisce qui: "Il prossimo obiettivo sarà quello della realtà aumentata - dice Borro - ovvero proiettare direttamente sui pazienti immagini anatomiche in 3D, partendo dalle immagini radiologiche del singolo paziente, in modo che il medico con visori particolari o con un tablet possa guardare all'interno del paziente come se la pelle fosse trasparente, prima di operarlo chirurgicamente. La realtà aumentata - chiarisce - faciliterà l'approccio chirurgico e contiamo di poterla praticare in modo operativo in sala operatoria nel giro di un anno".

Quella vissuta con le gemelline algerine è stata però un'esperienza "senza dubbio unica: da architetto - racconta il ricercatore - non sono abituato alla tensione di una sala operatoria. Quando al termine dell'intervento mi hanno detto che le gemelline stavano bene ed erano state separate mi sono emozionato tantissimo. Un risultato reso possibile anche grazie alle nuove tecnologie, che rappresentano - afferma - la porta del futuro".

 

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