LA PENSIONE DI REVERSIBILITA’ AI FIGLI

Previdenza | Redazione DottNet | 20/11/2017 10:17

Enpam modifica la normativa di riferimento: le condizioni sono meno tassative.

Sono molte le domande e le perplessità che riguardano la posizione dei familiari di un medico pensionato al momento della sua morte. Per quanto riguarda i medici di famiglia, occorre fare riferimento soprattutto alla normativa Enpam, recentemente fatta oggetto di modifiche che non hanno tuttavia riguardato questo aspetto. Ma ci sono molti medici di famiglia che hanno pensioni erogate dall’Inps (ex Inpdap), sicché può essere utile fare un discorso comune.

 In particolare ci occupiamo in questa sede dei figli aventi diritto a pensione. Si tratta in particolare dei figli: legittimi; legittimati; adottivi; affiliati; naturali riconosciuti dal medico o dichiarati tali giudizialmente; dei figli nati da un precedente matrimonio dell’altro coniuge; dei superstiti dei quali risulta provata la vivenza a carico degli ascendenti.

 Per l’Inps sono considerati studenti, ai fini della concessione della pensione a superstiti, i figli che alla data della morte del loro genitore (o nonno se fiscalmente a carico di quest’ultimo):

  1. hanno un’età compresa tra i 18 e i 21 anni e frequentano la scuola primaria, la scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) ovvero la secondaria superiore (licei ed istituti professionali, della durata di 5 anni), ovvero infine siano inseriti nel sistema dell’istruzione e formazione professionale, con percorsi di durata triennale e quadriennale.
  2. hanno un’età compresa tra 18 e 26 anni e risultano iscritti all’università o a scuole di livello universitario in un anno accademico compreso nella durata del corso di laurea.

 Se lo studente frequenta l’ultimo anno di corso, il termine dell’anno scolastico è:

  • il 30 giugno per la scuola secondaria di primo grado;
  • il 31 luglio per la scuola secondaria di secondo grado.

 L’iscrizione universitaria fuori corso consente l’erogazione della pensione se compresa nei limiti di durata del corso legale (ad esempio va bene se, con riferimento ai 5 anni del corso di laurea in Giurisprudenza, si è iscritti fuori corso al terzo anno, che a quel punto è il quarto anno di iscrizione; non va bene se si è iscritti fuori corso al quinto anno, che a quel punto diventa il sesto anno di iscrizione). Allo stesso modo, si perdono i diritti se l’iscrizione è classificata in corso, ma i limiti sono stati superati (ad es. lo studente è iscritto in corso al quinto anno di Giurisprudenza, me essendo stato in precedenza fuori corso, si trova al sesto anno di iscrizione.

 Per l’Enpam le condizioni sono meno tassative. Innanzitutto il diritto alla pensione per i figli permane sino al 21° anno, anche se hanno interrotto o terminato gli studi. Dal 21° al 26° anno è sufficiente la qualifica di studenti e oltre alla scuola dell’obbligo ed ai corsi universitari e parificati, sono consentiti anche le scuole di specializzazione e di perfezionamento ed i corsi professionalizzanti, purché riconosciuti a livello statale o regionale e con una durata minima di apporto in aula di almeno 300 ore annuali.

 Sia per l’Inps sia per l’Enpam, per il diritto dei figli a pensione a superstiti, si prescinde dai limiti di età (e quindi si può prendere la pensione vita natural durante) nel caso in cui i figli, prima del decesso dell’iscritto, risultino a carico di questi ed inabili in modo assoluto e permanente a qualsiasi lavoro proficuo. Per l’Inps occorre la certificazione di inabilità della Commissione Provinciale Inps; per l’Enpam l’accertamento è compiuto dall’apposita Commissione medica costituita presso l’Ordine provinciale. Ovviamente la cessazione dello status di in abile fa venir meno anche il diritto a pensione.

 Ricordiamo che le principali aliquote della pensione di reversibilità sono, nel caso di coniuge da solo, per l’inps il 60% decurtabile in caso di redditi propri oltre una certa soglia, per l’Enpam il 70% senza decurtazioni; coniuge e un figlio 60+20%; coniuge e due o più figli 60+40%. Qualora il figlio sia il solo percettore della pensione l’aliquota è del 70% per l’Inps e dell’80% per l’Enpam.

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