"Ripristino" della cartilagine articolare tra sogno e realtà

Ortopedia | Redazione DottNet | 25/02/2009 11:43

La cartilagine, come si sa è un tessuto connettivale con sostanza intercellulare molto densa ed una componente citologica di fibrociti peculiari noti come condrociti.
I condrociti,produttori di un componente strutturale delle cartilagini il proteoglicano(o glucosaminoglicani per la loro struttura chimica), vanno incontro a fenomeni mitotici localizzati per cui è frequente vedere una cellula madre contornata da “nuclei” di cellule figlie.
 

La nutrizione cellulare avviene senza vascolarizzazione per scambio tra cellule e liquido extracellulare.
A seconda del contenuto in fibre collagene o elastiche abbiamo tre tipi di cartilagine:
- Cartilagine jalina bianco-bluastra ricca di fibre collagene senza particolare orientamento ed avvolta da una membrana altamente vascolarizzata che la nutre chiamata pericondrio,con un milieu intercellulare ricco di acido ialuronico e di condroitinsolfato.
La cartilagine jalina è il rivestimento delle superfici dei capi articolari delle principali articolazioni ,le diartrosi,e la sua compattezza e viscosità,in massima parte derivate dal ricco contenuto di proteoglicani,acido ialuronico ed acido condroitinsolforico,garantisce l’ottimale ingranaggio e scorrimento dei capi articolari suddetti.
- La cartilagine fibrosa è invece biancastra ricca di fibre collagene ben orientate in grande quantità,è una cartilagine più “solida”,più resistente al carico e costituisce la struttura portante dei dischi intervertebrali,o dischi somatici,che si intervallavo nel rachide ai corpi vertebrali,costituisce anche i menischi e le inserzioni tendinee,cartilagini costali,piramide nasale ,laringe,bronchi e trachea .
- La cartilagine elastica invece è gialla,opaca,elastica e flessibile,ricca di fibre elastiche,ed è il costituente principale di organi ed apparati quali:padiglione auricolare,trombe di Eustachio,epiglottide.
Se la cartilagine jalina è quindi un componente strutturale basilare delle articolazioni,anzi è quello che alla fin fine ne garantisce la perfetta funzionalità,è ovvio che dalle sue alterazioni nascono i principali danni articolari.
Le lesioni cartilaginee articolari si suddividono in lesioni condrali(quando riguardano la sola struttura cartilaginea) e lesioni condrali miste (solitamente associate a lesioni dell’osso sub condrale ovvero sottostante alla cartilagine articolare).
Le lesioni degenerative,che si concretizzano nel fenomeno dell’osteoartrosi ,iniziano con l’ammollimento e l’erosione,ovvero la necrosi della parte più superficiale della cartilagine articolare,sia nella sua componente cellulare che extracellulare,a questa segue poi l’ulcerazione ovvero il “buco” la tarlatura della cartilagine da cui deriva l’esposizione dell’osso subcondrale.
A questo punto si entra nel vivo del fenomeno artrosico con la flogosi articolare che accelera enzimaticamente il processo degradativo ,la formazione di calcificazioni anomale ai bordi o nel contesto delle articolazioni,gli osteofiti,la comparsa di aree di osso porotico nei capi articolari note come geodi.
Siamo ormai nel vivo della patologia più diffusa di tutti i tempi : l’artrosi ,che si stima colpisca percentuali pari a più del 90% delle nostre popolazioni.
Il processo degenerativo dell’artrosi può essere “catalizzato” da una serie di fattori che possono intervenire nello sconquasso articolare che si produce: fattori meccanici e fattori biologici.
Tra i primi : l’eccessivo carico,l’obesità,la sedentarietà,le alterazioni posturali,i traumi ripetuti o i microtraumi che investono i capi articolari.
I fattori biologici possono essere vari:carenze ormonali,biochimici o farmacologici,metabolici.
A seconda della distribuzione monoarticolare o pluriarticolare le lesioni cartilaginee condrali si possono poi dividere in mono o pluri focali.

 

 

 

 

 

 

 

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METODI PIU’ USATI PER LA TERAPIA DELLE LESIONI CONDRALI .
La terapia delle lesioni condrali contempla a tutt’oggi interventi di tipo prevalentemente medico,volti a ripristinare,come possibile,la fisiologia del tessuto cartilagineo,ed interventi più prettamente chirurgici volti a riparare o addirittura a sostituire la cartilagine alterata.
L’iniezione intrarticolare di metilprednisolone e/o di acido ialuronico è provato che migliora le performances articolari del paziente artrosico per svariati mesi,se ben praticata,e soprattutto se destinata ad articolazioni quali:spalla,ginocchio,caviglia,gomito.
E’ una tecnica basata sulla cura del trofismo della cartilagine articolare stessa.
Esistono poi le pulizie articolari artroscopiche effettuate con sistema motorizzato note anche come shaver articolari ,ovvero lavaggi delle articolazioni.
Questa tecnica ripulisce la cartilagine articolare dalle degenerazioni di superfice,elimina i villi sinoviali (cioè della sinovia la guaina che riveste tutto il complesso articolare)che spesso esuberano,e stimola la formazione di una “nuova sinovia”:quest’ultima però è purtroppo e quasi sempre una cartilagine fibrotica non jalina,motivo per cui,ad un iniziale miglioramento segue nella maggior parte dei casi un regresso se non un avanzamento del fenomeno artrosico.
L’abrasione artroplastica non è che l’esasperazione di questa tecnica,molto utilizzata in passato,ma oggi,ormai quasi obsoleta.
Sicuramente la tecnica più nuova è il trapianto autologo di cartilagine,lanciato da Peterson e Brittberg dalle colonne del New England Journal of Medecine ha suscitato la curiosità di anatomopatologi e fisiatri dell’Università Complutense di Madrid.
La procedura si esegue in due tempi:isolamento e coltivazione dei condrociti e successivo impianto degli stessi nelle aree di “difetto condrale”.
Quindi si preleva un lembo di cartilagine sana che viene conservato in freezer fino a codifica e coltura cellulare,questa fase richiede 3/4 settimane di tempo.
Quando il lembo è pronto si procede all’impianto dello stesso nelle aree erose della cartilagine con tecnica artroscopica fino a “riparare la tarlatura”.
Terminata questa fase si procede a rapido trattamento fisiatrico per un recupero veloce della funzionalità dell’articolazione trattata.
Il trapianto viene effettuato con rigida obbedienza alle norme codificate dell’ICRS(International Cartilagine Repair Society)per ottenere i risultati migliori.
Certo di primo acchito la tecnica sembra avveniristica,ma sembra dare buone prospettive per il futuro.
Al di la di tutto però il grande sogno di ortopedici e reumatologi resta sempre la “produzione” di nuova cartilagine dalle cellule staminali mesenchimali che hanno dimostrato di potersi evolvere in cellule di cartilagine articolare,la sfida è aperta ma l’esito appartiene ad un futuro che ancora non sappiamo quanto sia lontano.

Diego Spanò
Reumatologo/Ortopedico
Messina Italy
 

Bibliografia
P.Rosati ,R,Colombo -Istologia .Edi-Ermes.
M.Brittberg IRCS clinical cartilage inyury evaluation system.Third IRCS Meeting 2000 april 28.
M.Brittberg T.Tallheben,B.Sjogren.Janssson,A.Lindhal,L.Peterson Autologous chondrocytes used for cartilage repair:an update:
- Clin.Orthop.2001 pages:391;337/48

 

 


 

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