Epatite C, una prima spia è l'alterazione delle transaminasi

Infettivologia | Redazione DottNet | 26/11/2017 15:29

Coco (Fire), oggi tutti i pazienti possono essere trattati

"Il virus dell'epatite C si trasmette solo attraverso il sangue. In Italia c'è stata una sua grossa trasmissione con pratiche chirurgiche o trasfusioni prima della sua scoperta negli anni Novanta. Inoltre c'è una gamma di soggetti a rischio come i tossicodipendenti o quelli che hanno familiarità. Tra i primi passi da fare c'è una analisi di routine che è quella delle transaminasi, la cui alterazione è una prima spia ed è indice di una infiammazione del fegato. A seguire è necessario accertare gli anticorpi anti Hcv".

Lo ha detto Barbara Coco, consigliera Fire (Fondazione italiana per la ricerca in epatologia) e dirigente medico dell'Unità operativa di epatologia dell'Azienda ospedaliera Universitaria di Pisa, a Roma per la presentazione della web serie Epatite C Zero. "La disponibilità di una cura efficace e con effetti collaterali di lieve entità ha rivoluzionato l'approccio alla cura dell'epatite C: oggi tutti i pazienti possono essere trattati, anche coloro che prima non erano candidabili per gravità di malattia, per comorbidità o coloro i quali rifiutavano il trattamento per timore degli effetti collaterali - ha aggiunto - L'insufficienza renale, le cardiopatie o le malattie neurologiche non rappresentano più una limitazione e oggi è possibile parlare di approccio personalizzato".

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