Controversie nella diagnosi e nella gestione della fibromialgia

Anestesia e Rianimazione | Redazione DottNet | 06/12/2017 16:09

Intervista con Maurizio Marchesini terapista del dolore presso l’‎Azienda Ospedaliera universitaria di Parma

Disturbi del sonno, sensazione di stanchezza (astenia), rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle),colon irritabile (stipsi e/o diarrea), parestesie (costituite da formicolii e sensazioni simili a punture), bruciore durante la minzione, sensazione di gonfiore alle mani, dolori al torace, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, disturbi della sfera affettiva (ansia e/o depressione), tutti sintomi spesso collegati alla Fibromialgia. Secondo gli esperti, ancor oggi, è difficile individuarne una causa unica anche se è possibile che una serie di fattori come eventi traumatici, affaticamento, carenza di sonno, rumore, freddo, umidità, cambiamenti meteorologici, periodo pre-mestruale possano scatenarne la sindrome e condizionarla.

Punto fondamentale resta dunque la diagnosi: quando il paziente (spesso donna) ha dolore diffuso che risponde poco alle terapie si pensa alla fibromialgia. Occorrono dunque maggiori valutazioni oggettive. Si tratta di una patologia complessa che ha urgenza di risposte. Maurizio Marchesini, Terapista del Dolore  presso l’‎Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma evidenzia che occorre riflettere su quanto la fibromialgia sia una patologia genetica o epigenetica (cioè determinata da fattori ambientali che possano causare una diversa risposta). “Al momento - afferma l’esperto – ci sono alcuni studi sulla genetica che potrebbero essere di aiuto per una maggiore comprensione.   La multidisciplinarietà d’intervento e una terapia che sia al tempo stesso farmacologica e psicomportamentale (terapia occupazionale, esercizi fisici) è la strada preferenziale per il suo trattamento” sottolinea Maurizio Marchesini.

Nei forum dei fibromialgici spesso si parla del ruolo della cannabis e dei suoi effetti. A tal proposito Marchesini conclude che occorre “ancora valutare attraverso trial scientifici rigorosi se il beneficio, che nella comune pratica clinica sembra essere spesso presente, sia reale effetto terapeutico su determinati targets o sia correlato a un generale effetto psicoattivo della cannabis”.

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