Staminali embrionali, in Italia servono

Redazione DottNet | 26/02/2009 23:56

L'Associazione Luca Coscioni lancia l'allarme sull'esclusione dei progetti sulle staminali embrionali nel nuovo bando nazionale per la ricerca sulle cellule staminali. In attesa di conferme o smentite non ci sono al momento prese di posizione in proposito da parte del mondo scientifico; ci sono invece le opinioni circa la ricerca sulle cellule staminali embrionali.

''Ho sempre ritenuto assolutamente accettabile sul piano etico l'uso delle cellule staminali embrionali a scopo di ricerca'', ha detto Mario Stefanini, dell'universita' di Roma La Sapienza e fra gli organizzatori del seminario sull'Evoluzione biologica dall'Accademia dei Lincei in corso a Roma. L'Associazione Luca Coscioni afferma che il nuovo Bando relativo alla ricerca sulle cellule staminali predisposto dal governo e in discussione alla Conferenza stato-regioni, conterrebbe l'esplicita esclusione di progetti che studino cellule staminali embrionali umane. Un divieto che, per l'associazione, è privo di fondamento scientifico e in contrasto con l'orientamento di tutti i Paesi leader nella ricerca scientifica, compresi ora gli Usa. Nella versione originale del bando non si faceva menzione del tipo di cellula staminale da studiare e, semplicemente si suggeriva di finanziare i progetti di buona qualità scientifica. L'avere introdotto - a posteriori e contro il parere degli scienziati- l'esplicita esclusione delle staminali embrionali comporta - accusa l'associazione - un ulteriore problema interpretativo. Per Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, il governo, dopo aver cancellato e manipolato ogni realtà scientifica sul caso Englaro in nome di pretesi ''diritti dei disabili'', lancia ora un nuovo attacco alla ricerca scientifica, preparandosi a negare i finanziamenti alla ricerca più promettente proprio contro malattie gravissime, mortali e invalidanti. Da parte sua Stefanini ha detto che ''ci sono quantità rilevanti di embrioni conservati nei frigoriferi dei centri italiani di fecondazione assistita''. Per Stefanini sarebbe opportuno ''utilizzarli per la ricerca in laboratori altamente qualificati''. Sarebbe poi da evitare la distinzione fra staminali embrionali e adulte, ha rilevato sempre nel seminario dei Lincei Paolo Bianco, del dipartimento di Medicina sperimentale patologia dell'università di Roma La Sapienza e vicedirettore dell'Istituto di Biologia cellulare e ingegneria dei tessuti del Parco scientifico biomedico San Raffaele di Roma. Per Bianco il termine staminali ''adulte'' è da evitare: ''Si tratta - ha spiegato - di entità biologiche radicalmente diverse: quelle embrionali sono cellule pluripotenti che non si autorinnovano in vivo. Quelle dei tessuti postnatali si autorinnovano, e non sono pluripotenti''. Nonostante l'uso corrente del termine, chiamare ''staminali'' entrambi questi tipi di cellule (quelle embrionali e quelle presenti nei tessuti adulti) è come parlare di ''case di cemento'' e ''case con le ruote'' per riferirsi a edifici e ad automobili. A soffrire per mancanza di finanziamenti sono anche le ricerche di frontiera nel campo delle staminali, come gli studi di base che vanno in cerca dei meccanismi fondamentali della rigenerazione negli organismi più elementari (come idre, planarie e anfibi) e dalle sorprendenti capacità di riformare organi amputati. ''A livello internazionale - ha detto nell'incontro dei Lincei la biologa Alessandra Salvetti, dell'università di Siena - credono e investono in questi studi organizzazione prestigiose come i National Institutes of Health degli Stati Uniti, ma in Italia queste ricerche di base non vengono finanziate''.

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