Veneto, è polemica sui fondi per la rettificazione del sesso

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 12/12/2017 22:04

Stanziati 200mila euro l'anno: centrodestra 'no a soldi pubblici'

Duecento mila euro annui stanziati per il prossimo triennio per la 'rettificazione del sesso' attingendo dal Fondo sanitario della Regione Veneto: a scagliarsi contro una scelta, definita "incomprensibile e non condivisibile", sono i consiglieri regionali del Centro Destra Veneto- Autonomia e Libertà Stefano Casali, Andrea Bassi e Fabiano Barbisan, condivisa da Stefano Valdegamberi (Gruppo Misto). "E' stato individuato il policlinico privato convenzionato di Abano Terme (Padova) quale centro di riferimento regionale per i disturbi dell'identità di genere - spiegano -. I soldi pubblici della sanità vadano, invece, a risolvere le vere emergenze dei veneti. Nessuno discute la libertà di un individuo di cambiare sesso, però questo non avvenga con l'utilizzo di fondi pubblici".

Chi ha queste necessità, affermano, "se le paghi privatamente, senza che siano finanziate dai contribuenti. E se qualcuno non ha le risorse per autofinanziarsi, può sempre chiedere un prestito agli istituti di credito".    "Con tutti i problemi che in questi giorni stiamo affrontando in fase di chiusura di bilancio di previsione 2018 per la mancanza di fondi - continuano Bassi, Casali, Barbisan e Valdegamberi chiedendo l'intervento del governatore Zaia - l'assessore alla sanità Luca Coletto ha ben pensato di stanziare 600mila euro per tale iniziativa. A volte, assistiamo a tagli di strutture o di servizi sanitari di fondamentale importanza, motivati dalla scarsità di risorse: qui, invece, siamo di fronte a un impegno di risorse per scopi che, nella scala di priorità, non sono di certo in cima alla classifica delle necessità e del buon senso"

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