Iperuricemia e rischio cardiovascolare

Nefrologia | Redazione DottNet | 21/12/2017 10:20

L'acido urico come fattore di rischio cardio-vascolare responsabile di una maggiore incidenza di ipertensione, infarto miocardico e insufficienza cardiaca.

L’acido urico (AU) è stato considerato in passato il maggior anti-ossidante presente nel plasma e ne sono stati sottolineati i possibili effetti benefici nella prevenzione del danno vascolare. L’acido urico insieme all’acido ascorbico viene considerato il maggior accettore di radicali liberi intracellulari e quindi un classico antiossidante, che reagisce con il perossido di idrogeno, l’anione superossido, i radicali idrossilici come l’anione perossinitrito. Il perossinitrito induce disfunzioni e morte cellulare e quindi un elemento di disturbo del sistema vascolare. In colture cellulari alte concentrazioni di perossinitrito riducono la produzione endogena cellulare di ossido ntrico e aumentano lo stress ossidativo. Negli ultimi vent’anni però sono stati pubblicati nella letteratura internazionale numerosi lavori che contraddicono questa ipotesi e che, invece, considerano l’AU come un fattore di rischio cardio-vascolare responsabile di una maggiore incidenza non solo di ipertensione, ma anche di infarto miocardico, insufficienza cardiaca e mortalità CV in generale.

L’iperuricemia è una delle tante alterazioni metaboliche che compaiono nel corso della malattia renale cronica (MRC). La sua genesi è dovuta a ridotta clearance renale ma non se ne conosce il significato nei riguardi degli effetti sul sistema cardiovascolare (CV). Recenti studi mostrano una stretta correlazione tra livelli di acido urico e morbidità e mortalità CV, mentre altri lavori mostrano un ruolo di spettatore innocente dell’acido urico anche in presenza di elevati livelli sierici. Recentemente almeno nel campo della malattia renale cronica si stanno però accumulando evidenze che sottolineano lo stretto legame tra acido urico e patologia CV. Nei pazienti con MRC gli studi che correlano AU e morbi-mortalità CV hanno dato risultati discordanti e ancora oggi la discussione è aperta per cercare di dirimere se l’AU deve essere considerato un fattore di rischio CV indipendente o se rappresenta solo un marcatore/predittore. Come già accennato, iperuricemia e MRC molto spesso coesistono e questo è ulteriore fattore confondente.

Dunque appare necessario effettuare ulteriori studi per dimostrare con certezza il ruolo causale dell’acido urico sia nella genesi degli eventi CV che nella mortalità CV.

Fonti bibliografiche

Santoro e Mandreoli. Acido Urico, Rene e Rischio Cardiovascolare. G Ital Nefrol 2015; 32 (SS62) – ISSN 1724-5590

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