Emilia Romagna, trasferiti i medici che non si vaccinano

Sanità regionale | Redazione DottNet | 07/01/2018 14:08

E' una proposta di delibera regionale al vaglio dei sindacati. Nessn taglio allo stipendio

La Regione Emilia Romagna ancora una volta si propone come capo fila in Italia per le sue iniziative pro vaccini. L'ente senza mezzi termini ha detto ai medici e agli infermieri degli ospedali "o vi vaccinate contro il morbillo, la rosolia e la varicella oppure in certi reparti – quelli definiti "ad alto rischio", dal pronto soccorso all’oncologia – non potete lavorare". E' una proposta di delibera regionale presentata dai vertici e che a breve potrebbe diventare legge, aprendo così un altro fronte. 

Nel dettaglio il provvedimento individua "delle aree sanitarie ad alto rischio" sia per gli operatori sanitari sia per i pazienti. Si tratta dei reparti di  oncologia, ematologia, trapianti, neonatologia, ostetricia, pediatria, malattie infettive, pronto soccorso e rianimazione. Bisogna "prevedere che in queste aree possano svolgere la loro attività solo gli operatori che risultano portatori di immunità diretta o indiretta nei confronti di  morbillo, parotite, rosolia e varicella, in quanto malattie prevenibili da vaccino".

E chi non si vaccina? Il documento è chiaro: chi non effettuerà la profilassi non correrà comunque il rischio di perdere il posto di lavoro. Il licenziamento, infatti, non è un’opzione; lo sarà invece la possibilità di essere «spostati a mansioni equivalenti o inferiori», come si legge nella proposta di "Accordo in merito alla prevenzione del rischio biologico in ambiente sanitario", senza tuttavia tagli allo stipendio. E così anche un primario potrebbe essere retrocesso a medico semplice, pur "garantendo(gli) il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza". 

Medici e infermieri giudicati "da non adibire ad assistenza diretta" nei reparti a rischio (da oncologia a pediatria, da malattie infettiva al pronto soccorso etc.) potranno essere spostati temporaneamente fino a quando non si sottoporranno alle punture. In alternativa, giungerà il trasferimento. La proposta dovrà passare al vaglio dei sindacati. Decisivi gli incontri delle prossime settimane, a cui guardano con attenzione i circa diecimila operatori sanitari coinvolti da Piacenza a Rimini. Di recente a Modena il problema è emerso in tuta la sua complessità con il caso dell’epidemia di pertosse con 6 casi in pazienti e 16 casi di pertosse in operatori sanitari, tra Ospedale Civile di Baggiovara e Ospedale Policlinico. Epidemia che fu molto probabilmente originata proprio da operatori sanitari.

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