Sanità, Italia divisa in due

Redazione DottNet | 05/03/2009 13:11

Il Nord corre e va avanti, mentre il Sud arranca sempre di più. Sono le 'due Italie' della sanità, in termini di servizi e qualita' delle prestazioni. Ad avanzare invece in tutto il Paese, senza distinzioni tra le regioni, sono le cattive abitudini. Quanto a stili di vita, infatti, gli italiani ricevono una sonora bocciatura: sempre piu' grassi, non fanno sport ed eccedono in alcol e sigarette. E' il quadro che emerge dalla sesta edizione del Rapporto Osservasalute 2008, un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, presentato oggi al Policlinico Gemelli di Roma.

Il Rapporto è pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane (che ha sede presso l'Università Cattolica di Roma ed è coordinato dal professor Walter Ricciardi) ed è frutto del lavoro di 266 esperti di sanità pubblica. Duro il loro giudizio: ''In questi anni di transizione verso un federalismo maturo - affermano - sono apparse sempre piu' nitide le 'due Italie' della sanita'''. Ed un'evidenza di tale divaricazione, sottolinea il Rapporto, e' rappresentata dalla quota di Prodotto interno lordo (Pil) che ciascuna regione spende in sanità: mentre le regioni del sud sono costrette a impiegare quote molto elevate per l'assistenza sanitaria (fino all'11% in Molise e oltre il 9% in Calabria), regioni come la Lombardia soddisfano tale diritto con meno del 5% del proprio reddito, consentendo un ''utilizzo piu' razionale delle risorse finanziarie regionali''. Un altro indicatore citato è quello del ricorso alla ospedalizzazione, con un tasso ''ancora troppo elevato'' soprattutto al Sud: ''indice - si legge nel Rapporto - di una scarsa azione sul territorio basata su prevenzione e cure primarie, con conseguenti sprechi e inappropriatezza dei ricoveri''. Ma si assiste anche, in generale, ad un'evoluzione del mercato sanitario: cresce il settore privato mentre si riduce quello pubblico. Bocciati, poi, gli stili di vita. - TRIONFANO CATTIVE ABITUDINI: ''C'è un peggioramento degli stili di vita - afferma Ricciardi - con un aumentato consumo di alcol soprattutto tra i giovani, si pensi alla pessima abitudine degli aperitivi alcolici fuori pasto; un crescente consumo di sigarette ed un'alimentazione scorretta, con l'abbandono della dieta mediterranea''. Ed ancora: siamo agli ultimi posti in Europa quanto a pratica sportiva (solo il 20% pratica sport), con un aumento dei tassi di sovrappeso e obesità. Si tratta di fattori di rischio (insieme agli incidenti stradali, con una media di 633 al giorno con 14 decessi e 893 feriti), rileva Ricciardi, ''causa diretta del 60% dei decessi in Italia''. - 'ALLARME' DONNE AL SUD: Se si registra una lieve ripresa della fecondita' (tra il 2000 e il 2006 il numero medio di figli per donna e' passato da 1,26 a 1,35), l'Italia pero' continua ad invecchiare (ogni 5 persone una e' over-65). E se le donne continuano a vivere in media piu' degli uomini (83 anni contro 78), in realta' gli anni 'in piu'' sono spesso vissuti in condizioni di disabilita' e, avvertono gli esperti, senza alcuna assistenza soprattutto nelle regioni meridionali. - DISABILI PIU' INSERITI A SCUOLA MA NON SUL LAVORO: l'1,2% della popolazione (529.000 persone) ha disabilita' gravi. Solo il 17% ha un'occupazione, ma i giovani sono sempre piu' inseriti nel sistema dell'istruzione: 174mila nel 2007 i disabili nelle scuole statali, contro i 113mila del 1998. Si registra anche un miglioramento dell'accesso al sistema sanitario da parte dei cittadini immigrati, passati dal 2% della popolazione residente nel 1998 all'attuale 6%.


 

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