Meno effetti collaterali con una nuova molecola antiemicrania

Redazione DottNet | 06/03/2009 18:54

emicrania farmaci medicina

Effetti collaterali ridotti e recupero di ore di produttività lavorativa. Queste le novità di un nuova cura contro l'emicrania che colpisce il 13% della popolazioni con crisi di diversa gravità ma che spesso sono fortemente invalidanti.

Si tratta di una nuova molecola, la Telcagepant, la cui sperimentazione ha portato a risultati presentati a Copenhagen, in Danimarca, durante un incontro internazionale sull'emicrania. Tre i centri italiani coinvolti nella sperimentazione tra cui il Centro di Riferimento Regionale per le cefalee di Roma diretto da Paolo Martelletti. Il Telcagepant fa parte di una nuova classe di composti che contrastano la dilatazione dei vasi sanguigni, meccanismo alla base degli attacchi di emicrania. All'efficacia paragonabile ai triptani, la classe di farmaci antiemicrania attualmente in uso, si associa una riduzione del 30% degli effetti collaterali, principalmente a carico della circolazione cerebrale. Il nuovo farmaco, attivo già dopo due ore dalla somministrazione, mantiene la sua efficacia per 24 ore. A differenza dei triptani, che una volta assunti inducono spesso stati di sonnolenza che costringono i pazienti ad arrestare le attività in corso, il Telcagepant non provoca effetti collaterali immediati riducendo così la perdita di produttività lavorativa. Il farmaco, somministrato per bocca, è risultato efficace per il trattamento dell'emicrania senza aura, la forma caratterizzata da attacchi che si manifestano all'improvviso, senza sintomi, e che possono durare fino a tre giorni. Si calcola che circa il 13% della popolazione mondiale sia colpita da questa forma altamente invalidante di emicrania. Oltre al disagio sociale, c'è anche una consistente perdita di ore di attività e produttività lavorativa. Secondo Paolo Martelletti, ''con questa nuova classe di farmaci si stanno gettando le basi per il futuro del trattamento della cefalea''. Con la conclusione dei grossi studi dell'ultima fase della sperimentazione, si aspetta l'approvazione da parte della Food and Drug Administration (Fda), l'ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici. ''Tra un anno - ha concluso Martelletti - potremmo forse già trovarla in farmacia''.