Brevettati nuovi composti contro la candida albicans

Redazione DottNet | 09/03/2009 17:31

Sono stati brevettati, grazie ad una ricerca congiunta tra l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Università di Firenze, nuovi composti per il trattamento delle infezioni dovute al fungo Candida albicans, che si mostrano resistenti ai farmaci antifungini.

La ricerca, informa una nota, svolta in collaborazione fra il gruppo del prof. Antonio Guarna, Direttore del Dipartimento di Chimica organica 'Ugo Schiff' dell'Università di Firenze e quello del prof. Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell'ISS, ha permesso la progettazione, la sintesi e la valutazione dell'attività di alcune molecole peptidomimetiche capaci di inibire l' aspartil-proteasi (Secreted Aspartyl Protease2 - SAP2), ovvero l'enzima responsabile dell'attività patologica di Candida. ''Il nostro obiettivo - hanno dichiarato Cassone e Guarna - è di sviluppare un farmaco che possa funzionare nel trattamento delle candidosi di soggetti immunodepressi, come quelli affetti da AIDS o da patologie tumorali, in cui l'esito di queste infezioni può essere anche letale. Al riguardo, abbiamo monitorato circa 200 composti peptidomimetici per cui era già stato depositato nel 2001 un brevetto dagli stessi ricercatori del Dipartimento di chimica organica dell'Università di Firenze, e abbiamo quindi valutato alcuni composti progettati opportunamente come inibitori dell'enzima SAP2''. Particolarmente significativi i test sia in vitro sull'enzima isolato, che in vivo sul ratto in cui era stata indotta un'infezione da Candida albicans resistente ai farmaci antibatterici comunemente usati in terapia medica. I test hanno mostrato un'ottima risposta e una regressione della patologia, suggerendo quindi un'applicazione soprattutto nei casi di farmaco-resistenza nei soggetti affetti da AIDS e tumori. ''Il nostro studio è importante anche per un altro motivo - ha sottolineato Guarna - perchè dimostra la dinamicità della ricerca italiana, in quanto rientra nell'ambito delle collaborazioni realizzate negli ultimi anni fra l'Istituto Superiore di Sanità e il Dipartimento di Chimica organica che hanno portato all'attivazione di tre progetti finanziati su fondi MIUR e Ministero della Salute e di due posti di Ricercatore a Tempo Determinato, uno dei quali ha permesso al dott. Andrea Trabocchi, co-autore della ricerca, di ottenere importanti risultati che hanno determinato il deposito del brevetto''.

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