E' allarme sul contratto sanità: risorse a rischio

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 05/02/2018 21:26

Previsti premi anti-corruzione e doppio binario per le sanzioni ai dirigenti della Pa

I sindacati lanciano l'allarme sul contratto per infermieri, tecnici e per tutti gli altri dipendenti del servizio sanitario. Si tratta di 531 mila lavoratori, stando ai conti dell'Aran, l'Agenzia che guida i negoziati. Per Cgil, Cisl e Uil rischiano di avere in busta paga aumenti dimezzati rispetto al target degli 85 euro. Per denunciare lo "stallo" le sigle hanno protestato al ministero della P.a, ricevendo alla fine "rassicurazioni" dal governo. Intanto spuntano altre novità per i dirigenti di Stato: un doppio canale per le sanzioni e premi massimi per quelli impegnati nella lotta alla corruzione. Il fronte della P.a si va surriscaldando.

D'altra parte i sindacati temono che con i passaggi da un esecutivo all'altro le trattative possano subite una 'fisiologica' battuta d'arresto. "Abbiamo visto un rallentamento", lamenta Serena Sorrentino della Fp Cgil. "Per la conferenza delle Regioni le risorse per il rinnovo nella sanità mancano: ce ne sarebbero meno della metà, 42 euro", spiega Maurizio Petriccioli della Cisl Fp. Una situazione "paradossale" per Michelangelo Librando della Uil Fpl. Gli animi si sono però tranquillizzati dopo l'incontro con il sottosegretario Angelo Rughetti, che a nome del governo garantisce "l'assoluta determinazione a chiudere e firmare tutti i contratti".

E sulla sanità si mostra fiducioso: "possiamo dire che siamo vicini" alla soluzione. Linea confermata dalla numero uno della Cgil, Susanna Camusso: "abbiamo ricevuto rassicurazioni". E' andata "bene" anche per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. La leader della Cisl, Annamaria Furlan, vuole però "la prova dei fatti". E' invece tutto pronto per far ripartire il tavolo dedicato al contratto dei dirigenti di Stato, quasi 7mila 'teste', con scatti tra 110 e 150 euro mensili. Ormai la direttiva, firmata Madia, è nero su bianco. Dopo le novità già annunciate (trasparenza nei concorsi, legame tra pagella e retribuzione) spuntano altri aspetti.

Si raccomanda di distinguere "le ipotesi di responsabilità disciplinare (da inadempimento) - in ballo ci sono le sanzioni, fino al licenziamento - da quelle di responsabilità dirigenziale (per il mancato raggiungimento degli obiettivi)", per cui si può perdere l'incarico. D'altra parte il dirigente risponde oltre che per sé anche per chi gli sta sotto. E per Barbara Casagrande del sindacato Unadis in effetti "bisogna precisare i gradi di responsabilità". Nella direttiva è poi prevista la retribuzione di risultato più alta per chi si occupa di anti-corruzione, se non c'è un ufficio ad hoc. Nell'atto di indirizzo non mancano i richiami alla meritocrazia e alla formazione di un dirigente "unico" della Repubblica. Idealtipo già immaginato nella riforma Madia fermata dalla Consulta.

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