Decreto sicurezza, medici preoccupati

Redazione DottNet | 12/03/2009 12:45

sanità

Il disegno di legge sulla sicurezza preoccupa ''seriamente'' i medici: in testa ''l'obbligatorietà della denuncia'' di un immigrato clandestino, senza tener conto dei rischi per la salute pubblica e a livello personale e professionale.

Il disegno di legge sulla sicurezza preoccupa ''seriamente'' i medici: in testa ''l'obbligatorietà della denuncia'' di un immigrato clandestino, senza tener conto dei rischi per la salute pubblica e a livello personale e professionale. Per il momento, sperano non ci sia bisogno di dover scioperare ma sono pronti a ingaggiare una battaglia legale usando tutti gli strumenti a disposizione: fino ''alla Corte di giustizia Ue passando per la Corte costituzionale''. Questa la linea delle diverse sigle sindacali dei medici (Anaao assomed, Cimo asmd, Aaroi, fp Cgil, Fvm, Federazione Cisl, Fassid, Fesmed, Uil fpl), messa a punto a Roma. Il nodo della questione (che corre sul binario dell'introduzione del reato di clandestinità e dell'obbligatorietà di denuncia), al quale i sindacati si oppongono, riguarda in particolare l' approvazione di un emendamento della Lega nord, ovvero l' abrogazione del divieto di denuncia di immigrati clandestini all'autorità giudiziaria (prevista dall'articolo 35 del decreto legislativo del 25 luglio 1998, n. 286). Così stando le cose, insorgono i sindacati, il medico di enti pubblici e di enti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale è ''obbligato a denunciare'', anche soltanto se dovesse avvertire per ''il fumus di reato'' (e a denunciare dovranno essere tutti i dipendenti). La situazione potrebbe generare un effetto a catena con ''una babele di posizioni differenti all'interno della stessa struttura'' (i dipendenti coinvolti potrebbero essere oltre 120.000) fino alla responsabilità del direttore sanitario. Secondo il presidente della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), Amedeo Bianco, che ha inviato una lettera ai presidenti e ai componenti delle commissioni della Camera che stanno esaminando il testo, si dice contrario all'equazione ''ti curo poi ti consegno''. La situazione, secondo Bianco, rappresenta ''una tenaglia'' che rischia di farci percepire come ''delatori'', con ''un vulnus deontologico e professionale ma anche tecnico sul piano della sicurezza''. I rischi sono diversi: mancanza di tranquillità dovendo ogni volta scegliere tra seguire il codice deontologico o la legge, nascita di una sanità parallela (ambulatori clandestini), pericolo di un accesso in ritardo in ambulatorio (con rischio di ritorno di malattie scomparse, come i focolai di tbc, già 4.400 casi nel 2005), ripercussioni a livello economico. A livello professionale, ricaduta sull'organizzazione del lavoro (un'ora e mezza per una denuncia) mentre, a livello personale, ci si troverebbe esposti all'espulsione dall'ordine dei medici nel caso non si seguisse il codice deontologico o a un reato penale nel caso non ci si rivolgesse all'autorità. Soltanto tra Roma e Milano c'è una diminuzione di Stranieri temporaneamente presenti del 10% che arriva al 50% in alcune zone del nord. Il deputato del Pd Jean-Leonard Touadi, parla di ''un quadro sconcertante ed inumano'' che ha già ''prodotto un calo di circa il 30% della frequentazione degli ospedali da parte degli immigrati''. Il vicepresidente della commissione per le Politiche dell'Ue alla Camera, Gianluca Pini (Ln) fa presente che ''i medici pro clandestini sono contro l'orientamento dell'Ue'' ma il segretario nazionale dell'Anaao assomed (medici dirigenti), Carlo Lusenti: dice ''Non siamo forze di polizia''.