Dal Corriere della Sera: le donne si ammalano di più

Medicina Generale | Redazione DottNet | 01/08/2008 11:09

Seduto alla sua scrivania alla clinica Mangiagalli di Milano, il ginecologo Paolo Vercellini guarda i dati che fotografano le abitudini delle donne anni Duemila: l'età del primo figlio è slittata in avanti fino ai 30 anni (contro i 19 delle bisnonne), il numero di gravidanze si è ridotto da sei a una/due, l'allattamento dei bebè dura al massimo sei mesi.

Di più: «Ai primi del Novecento l'inizio della pubertà era intorno ai 16 anni, gli studi recenti lo fissano invece a 12 — spiega il medico —. Così il numero di cicli mestruali nel corso della vita è triplicato (da 160 a 450, ndr)». Per l'esperto il tutto ha ripercussioni sulla salute. Non è il solo a crederlo.
Le ultime statistiche della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) mostrano che nel giro di 30 anni le malattie femminili legate ai cambiamenti degli stili di vita sono di fatto raddoppiate. Almeno 6 milioni di donne oggi soffrono di endometriosi, problemi di infertilità, depressione post partum e mal di ciclo contro i 3 milioni stimati dalla Sigo alla fine degli anni Settanta. Figli, lavoro, alimentazione
«Sono malattie considerate contemporanee perché influenzate dai cambiamenti sociali, dal modo di alimentarsi e dal tipo di lavoro», osserva Giorgio Vittori, presidente della Sigo. Solo le donne colpite dall'endometriosi in Italia sono tre milioni. Una su dieci, in pratica, di quelle in età fertile (nel '78 erano 2 milioni e 300 mila) ha disturbi che possono andare dai dolori addominali al sangue nelle urine fino alla stanchezza che non dà tregua. È una malattia cronica causata dalla fuoriuscita nelle tube, nelle ovaie o nell'intestino delle cellule di rivestimento dell'utero (il sito dell'associazione italiana endometriosi è www.endoassoc.it). «Tra le teorie più accreditate sulle sue cause c'è quella che la lega al ciclo mestruale — sottolinea Vercellini —. Le cellule endometriali, infatti, hanno più possibilità di finire nell'addome quando l'utero si contrae. Di qui il collegamento con le nuove abitudini riproduttive: siccome la patologia è legata a doppio filo con le mestruazioni, più mestruazioni ci sono durante la vita di una donna, più aumentano le probabilità di ammalarsi». Il 40-50% di chi non riesce a restare incinta scopre di avere l'endometriosi, indicata tra le cause più frequenti di sterilità. Ma non è l'unica. Le donne spesso rimandano la maternità per scelta o per necessità professionali: «Dopo i 35 anni le possibilità di rimanere incinta, però, si dimezzano », ricorda spesso Enrico Ferrazzi, primario di Ostetricia e ginecologia al Buzzi di Milano. Per la Sigo oggi in Italia le coppie con difficoltà ad avere figli arrivano a 70 mila (nel '78 ne risultavano su per giù 35 mila).

Nuova situazione, altri problemi.
Tra le neomamme è sempre più diffusa la depressione post partum. Cinquantacinquemila le puerpere italiane che fanno i conti con sbalzi emotivi, ansia e perdita di interesse sessuale. Le più colpite, quelle che lavorano, almeno secondo una ricerca dello psichiatra Claudio Mencacci condotta su un campione di 450 pazienti del Centro per la prevenzione e la cura dei disturbi depressivi della donna di Milano: per loro il rischio di soffrire di baby blues è quasi il triplo. Alimentazione e inquinamento atmosferico vengono, invece, indicati tra i responsabili dell'anticipo della pubertà. «Le bambine, oggi sempre più sovrappeso, tendono a svilupparsi prima — rileva Giuseppe Chiumello, direttore del Centro di endocrinologia dell'infanzia e dell'adolescenza del San Raffaele —. L'aumento del grasso è collegato, infatti, all'aumento degli ormoni che stimolano l'ipotalamo, la parte del cervello collegata alla maturazione fisica. Discorso simile per i pesticidi che possono svolgere un'azione estrogena ». Oggi irritabilità, nervosismo, malinconia, gonfiore addominale dovuti all'arrivo delle mestruazioni interessano il 60-70% delle donne: per una su tre il problema interferisce con la vita quotidiana (anche qui si tratta del doppio rispetto a 30 anni fa).

Le sfide da vincere.
Diagnosi più tempestive, una migliore informazione tra le donne, aiuti sociali adeguati alle nuove esigenze delle lavoratrici: queste le principali sfide da vincere nei prossimi anni per arginare l'epidemia delle nuove malattie. «L'endometriosi è troppo spesso sottovalutata dai medici stessi — denuncia Vittori —. Per una diagnosi corretta oggi ci vogliono in media 8 anni. Un'assurdità».
Non finisce qui. I ginecologi italiani chiedono a gran voce campagne di sensibilizzazione sul baby blues. Da un sondaggio della Sigo realizzato lo scorso aprile in metà delle unità operative di ginecologia emerge che nove donne su dieci non sono in grado di riconoscere la depressione post partum. «Solo un medico su tre prende in considerazione il problema durante gli incontri pre-parto, l'80% non dispone neppure degli opuscoli informativi — osserva Vittori —. E il 65% dei punti nascita non prevede un monitoraggio delle mamme a rischio dopo il parto».
Dallo Sigo arriva, però, anche un appello rivolto alle donne: «Dovete imparare a prendervi cura della salute a 360 gradi. Senza rinunciare a ricavare del tempo per voi stesse».
 

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