Milano, è straniero il 30% bimbi in cura

Redazione DottNet | 16/03/2009 09:21

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Approdano ai servizi psichiatrici con problemi di linguaggio, apprendimento e comportamento. In bilico fra la cultura d'origine e un nuovo mondo in cui faticano ad orientarsi. I bimbi migranti sono sempre più a rischio salute mentale. A testimoniarlo sono i dati di una metropoli in cui convivono 160 nazionalità: Milano. E' straniero il 30% dei bimbi seguiti dalle Unità operative di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Uonpia), circa duemila minorenni su un totale di 7mila presi in carico in un anno.

"Esattamente il doppio di quanto ci aspettassimo, dal momento che l'incidenza della popolazione straniera è del 15%", osserva Antonella Costantino, neuropsichiatra e direttore dell'Uonpia del Policlinico di Milano.
Uno degli obiettivi, spiega oggi l'esperta in occasione di un incontro sul tema, "è proprio quello di indagare a fondo sui disagi che questa fascia di utenti presentano". Anche perché la popolazione minorile migrante è in costante aumento, sulla scia dei ricongiungimenti familiari e delle nuove nascite. E lo scenario dell'immigrazione cambia velocemente: i minori migranti in Italia sono stimati in circa 750 mila, ma i numeri possono variare molto se si considerino solo i nati all'estero o anche le seconde generazioni, nate in Italia da genitori migranti. Più di un quarto di bambini sono in Lombardia e circa 60 mila a Milano, dove il fenomeno è ancora più amplificato. Tanto che un bambino su quattro, nato in Mangiagalli nel 2008, è figlio di una mamma migrante. E circa 500 minori non accompagnati passano in un anno dal Pronto intervento del Comune di Milano e hanno bisogno di assistenza.