I sindacati lasciano il tavolo delle trattative per il contratto

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 14/03/2018 21:33

Non c'è certezza sulle risorse disponibili. Ma le Regioni ribadiscono il via libera alla clausola di esclusività

Dal fronte sindacale non arrivano notizie incoraggianti: la trattativa per il rinnovo del contratto dei medici "non decolla" e "governo e Regioni sono responsabili dello stallo": per questo i responsabili dei sindacati di categoria hanno abbandonato il tavolo politico e, "in attesa di risposte, il confronto procederà solo solo sul piano tecnico". Lo annunciano i sindacati in una nota unitaria.

Dopo "22 giorni e tre riunioni, la trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria per il triennio 2016-2018 è rimasta inchiodata al punto di partenza dal rifiuto delle Regioni e del governo di dare certezza alle risorse economiche disponibili. Risorse che - affermano i sindacati - per quanto palesemente insufficienti rispetto alla perdita subita, non possono essere inferiori a quanto concesso dallo stesso datore di lavoro per altri settori del pubblico impiego e del mondo sanitario. Medici, veterinari e dirigenti del SSN, dopo 9 anni di blocco ed un peggioramento delle condizioni di lavoro, infatti, non chiedono più risorse degli altri, ma semplicemente di non averne meno".

I sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria, dunque, afferma la nota, "in attesa di un chiarimento politico da parte di Regioni e Governo, per senso di responsabilità istituzionale nei confronti dei colleghi che, con i loro sacrifici negli ospedali e nelle Asl, tengono in piedi quello che resta della sanità pubblica, consentono a proseguire il confronto contrattuale in sede meramente tecnica. I legali rappresentanti delle organizzazioni sindacali, però, abbandonano il tavolo sino a che non si avranno risposte soddisfacenti, per rimarcare con tale allontanamento una protesta che aveva spinto allo sciopero, sospeso per quel senso di responsabilità che la parte datoriale sembra voler umiliare".

La questione politica aperta, sottolineano, "attiene alla dignità professionale ed economica, in confronto ad altri settori del pubblico impiego e non, di una attività che garantisce l'esigibilità del diritto alla salute dei cittadini nonché alla volontà, o meno, di concordare le regole di un patto che Governo e Regioni mandano in frantumi utilizzando la crisi economica come alibi tecnico per scelte politiche". Da qui la decisione unitaria di abbandonare il tavolo politico da parte dei sindacati medici Anaao assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fp cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm federazione veterinari e medici, Fassid, Cisl medici, Fesmed, Anpo-ascoti-fials medici, Uil fpl.

Non sono dunque bastate le rassicurazioni del presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, Massimo Garavaglia al termine della riunione di ieri: "La clausola di esclusività per l'area della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e delle professioni sanitarie del Comparto Sanità va inclusa nel calcolo del monte salari complessivo, chiarendo così la natura della voce contrattuale per definire gli incrementi retributivi". Garavaglia ha così ribadito la posizione già assunta in precedenza e comunicata con lettera dell'8 marzo al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e per conoscenza ai ministri Padoan, Madia e Lorenzin e al presidente dell'Aran Sergio Gasparrini.

"Abbiamo chiesto inoltre al Governo l'attivazione di un confronto per rendere attuali i parametri fissati dalla legge che - aggiunge Garavaglia - per quanto riguarda la spesa di personale in sanità fa riferimento a un valore ormai inadeguato rispetto all'organizzazione e alla erogazione dei servizi oggi profondamente cambiata. Serve un pronunciamento puntuale del Governo durante l'attuale fase contrattuale in corso presso l'Aran, attraverso la costituzione, come abbiamo più volte chiesto, di uno specifico Tavolo di approfondimento", conclude l'esponente delle Regioni.

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