Dall'Espresso: Anticancro under40 (di Umberto Veronesi)

Redazione DottNet | 01/08/2008 11:13

Il grande male colpisce a ogni età. E aumentano i casi tra i giovani adulti. Ma con la prevenzione la battaglia si può vincere. Cominciando presto a fare i controlli. Abbandonando fumo e grassi. E vaccinandosi contro il virus dell'Hpv. Il celebre oncologo spiega come salvarsi la vita.

A scuola m'interessavano di più le materie scientifiche, ma mi piaceva molto anche l'italiano. Con un grande interesse per le regole della linguistica, e con la curiosità di rintracciare le radici delle parole, che a volte sembrano montate secondo le modalità di un semplicissimo puzzle. Prevenzione, ad esempio, è l'atto, l'effetto del pre-venire. E prevenire ha due significati: precedere qualcuno o qualcosa arrivando prima; e provvedere in anticipo, cercando di evitare qualcosa. L'Associazione italiana per la ricerca sul cancro dedica la sua giornata dell'11 maggio all'urgenza di anticipare i tempi della prevenzione, che colpisce ormai molto anche i giovani adulti. Per loro, per le giovani donne che si ammalano di tumore del seno o per le adolescenti che devono scegliere se vaccinarsi contro il tumore della cervice, mi sembra particolarmente urgente e importante sottolineare che arrivare 'prima' del tumore, evitandolo grazie agli stili di vita sani, o battendolo con la diagnosi precoce, significa lavorare sul tempo. Fortunatamente, tranne rari casi di neoplasie fulminanti, il tempo gioca a favore della prevenzione, perché in genere un tumore impiega molto tempo per svilupparsi. Io l'ho definita 'la lunga notte del tumore', con l'intento di richiamare l'attenzione sul fatto che proprio questa lunga incubazione ci mette nella condizione di poter fare prevenzione. Anche per i più giovani. In sostanza, la proliferazione tumorale è un processo multifasico, che può durare anche tutta una vita. La crescita cellulare può, nella fase iniziale, non superare quella che chiamiamo 'sorveglianza immunitaria': le difese del nostro organismo individuano le cellule tumorali e le eliminano. Si tratta di piccoli miracoli silenti che continuano ad avvenire nel nostro corpo, di cui non ci accorgiamo, di cui non rimane traccia. Che è andata bene, insomma. Negli altri casi, il Dna cellulare, intaccato dagli agenti cancerogeni, subisce un'alterazione che non viene né riparata né bloccata, e le cellule rispondono allo stimolo proliferativo cominciando a moltiplicarsi esageratamente. È un processo che dura anni: cinque, dieci, vent'anni, anche di più. Che cosa succede in tutto questo tempo?

È la domanda alla quale la ricerca sul cancro sta cercando di dare una risposta. Le fasi principali sono sei. Uno, attivazione dell'oncogène. Due, mancata attivazione del gene deputato alla soppressione dell'oncogène. Tre, inizio della moltiplicazione delle cellule tumorali. Quattro, crescita di nuovi vasi sanguigni deputati a nutrire il tumore. Cinque, scomparsa del normale meccanismo di equilibrio che programma la morte cellulare: sostanzialmente, le cellule dei tumori si eternizzano, e sono decenni che questo è stato scoperto in laboratorio, sulle colture cellulari. Infine, la fase numero sei, l'ultima: nella progressione le cellule tumorali hanno acquisito i loro caratteri biologici tipici, tra i quali l'andamento invasivo, la capacità di sviluppare colonie a distanza. Perciò ecco la metastasi.

È la sequenza di un brutto film, di un film che mette i brividi. Ma non è un copione obbligato, non è ineluttabile.

Proprio la 'lunga notte del tumore', cioè il lungo periodo di latenza, ci permette di giocare sul tempo per battere la malattia. Stiamo andando verso la possibilità di diagnosi sempre più precoci, e probabilmente entro dieci-vent'anni potremo passare sotto un detector in grado di rilevare nel nostro organismo tumori di una sola cellula, che sarà agevole distruggere. Intanto (ed è qui che entrano in campo farmaci più mirati e più efficaci) stiamo cercando d'individuare in modo più accurato la linea di demarcazione tra la fase reversibile di un tumore e il punto di non-ritorno nella traiettoria che porta la cellula sana o l'aggregato di cellule a trasformarsi in una massa di cellule maligne in progressivo accrescimento.

Ma giocare sul tempo ha anche un'altra valenza, importantissima. Significa, in buona sostanza, che la prevenzione (sia come stili di vita, sia come semplici e facili controlli di routine per fare diagnosi precoce) va fatta subito, fin da giovani. Bisogna approfittare della 'lunga notte del tumore' per batterlo sul tempo, e far sì che non si manifesti. Sappiamo tutti che i giovani si sentono immortali, non vogliono sentir parlare di malattia e di morte, e lo definiscono 'gufare', con un parola di gergo giovanile molto espressiva.

Ma parlare di prevenzione è proprio il contrario, perché significa parlare di vita e di buona salute. In un'indagine svolta a Roma su oltre 15 mila ragazzi tra i 13 e i 19 anni si è visto che Aids e tumori sono gli spauracchi degli adolescenti. I ragazzi, al di là della voglia di esorcizzare questi argomenti, hanno paura. Bisogna aiutarli, sostenerli e informarli senza atteggiamenti terroristici, ma con serena razionalità. Perché molti si dichiarano fumatori, bevitori, cattivi mangiatori e cattivi sportivi, ma pochi si rendono conto che rischiano di pagare un conto salato. La salute è un diritto e non un obbligo, ma se i giovani (non soltanto loro, ma soprattutto loro) vogliono continuare a vivere nella loro beata incoscienza, devono avere la consapevolezza che ciò che oggi non fanno domani potrebbe costare un prezzo elevato.

Fare prevenzione per la salute di tutto il Paese comincia con le giovani classi di età. Bisogna ripensare i rapporti tra la collettività e i cittadini più giovani, per esempio con un nuovo modello di scuola, che sia simile a un campus e offra impianti sportivi, punti di aggregazione per tutto l'arco della giornata e occasioni di trovarsi tra coetanei. In un'alternativa limpida e netta ai bar, alle discoteche e alle piazze dove gira la droga. L'impegno della società adulta non può essere parolaio e repressivo, non può trascinare in eterno l'inutile dibattito sugli orari delle discoteche. Deve essere costruttivo, deve proporre e realizzare nuove idee e opportunità concrete. Così come deve impegnarsi per diffondere la cultura scientifica e sostenere finanziariamente una ricerca di pronta applicabilità. La prevenzione è questo. E deve essere l'impegno di responsabilità di una politica nuova.