Le cure palliative e l'assistenza al morente

Medicina Generale | Redazione DottNet | 23/03/2009 13:36

-Accanimento terapeutico: posticipazione della morte.
-Eutanasia: anticipazione della morte.

Obiettivo prioritario delle cure palliative:
- controllo del dolore e degli altri sintomi esistenti;
- migliorare la qualità della vita.

 

In generale con l’aggettivo “palliative” si intendono le cure destinate a migliorare la qualità della vita e che prevedono interventi assistenziali che coinvolgono anche la sfera psicologica, sociale e spirituale, oltre a tutte le terapie sintomatiche volte ad alleviare le sofferenze fisiche del paziente.

Accanimento terapeutico
Tale concetto richiama una ostinazione intensa e tenace nella cura di un soggetto malato attraverso una terapia non etiologica.
Può essere definito come:
- quell’insieme di iniziative clinico-assistenziali di carattere piuttosto eccezionale che vengono attuate intorno ad un malato terminale con lo scopo di rallentare ad ogni costo l’approssimarsi della fine, pur sapendo che ormai non si dispongono più di vere terapie capaci di migliorare le condizioni sanitarie o di bloccare la progressione della patologia;
- distanasia, ossia “morte difficile o travagliata”, indica il prolungamento del processo del morire per mezzo di trattamenti che non hanno altro scopo che quello di prolungare la vita biologica del paziente.

Accanimento diagnostico
Concerne il sottoporre continuamente un paziente ad esami ed a ricerche utili ormai soltanto per conoscere l’esatta diagnosi.

Continuità terapeutica
È illecito interrompere le cure normali dovute all’ammalato in determinate situazioni.
Le “cure normali” derivano dall’uso di mezzi proporzionati e ordinari.
Mezzi proporzionati e ordinari: trattamenti e interventi che offrono una razionale speranza di beneficio per il paziente e possono essere ottenuti senza provocare danno eccessivo, dolore o altri inconvenienti.
I mezzi si considerano proporzionati o sproporzionati in funzione del tipo di terapia, del grado di difficoltà e rischio che comportano, costi e possibilità di applicazione e risultati razionali che si possono attendere, tenuto conto delle condizioni dell’infermo e delle sue forze fisiche e morali.

Astensionismo terapeutico
In alcuni casi può essere richiesto dal paziente, qualora ritenga di non poter sopportare una situazione particolarmente difficile o dolorosa.

Eutanasia
Nel linguaggio comune indica il provocare con mezzi indolori la morte di un essere umano quando questi, a causa di gravi malattie inguaribili con prognosi infausta o di gravi handicap, è colpito da sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili o eccessivamente penose.
Per semplificare consiste nel dare la morte a chi è affetto da una malattia inguaribile e dolorosa e prossimo alla fine, per abbreviarne le sofferenze.
Essa è caratterizzata dai seguenti tre elementi:
• pietà (elemento soggettivo) rappresentato dal sentimento di misericordia genuino, esclusivo e determinante, che spinge ad anticipare la morte del paziente per liberarlo da insostenibili sofferenze, senza scopi egoistici, di convenienza o di comodità;
• stato di malattia insanabile e sofferenze altrimenti insopportabili (elemento oggettivo) allorché la morte sia inevitabile a breve scadenza e il prosieguo della vita rappresenti una condizione di dolori irrimediabili;
• impiego di mezzi idonei a rendere il trapasso indolore, sereno e rapido (elemento esecutivo) compatibile col movente della pietà.

L’eutanasia viene distinta in:
- attiva: soppressione del sofferente.
- passiva: sospensione del sostegno vitale per cui ne segue la morte del soggetto.
- indiretta: conseguenza ineluttabile, ma non voluta, di eliminare o attutire le sofferenze del soggetto.

Forme di eutanasia indiretta possono essere compiute mediante la somministrazione di analgesici il cui uso prolungato, sebbene somministrati in dosi appropriate allo scopo di lenire le sofferenze, comporta l’abbreviamento della vita. Tali trattamenti potrebbero essere ritenuti leciti dal punto di vista etico, perché l’evento letale che verrà a verificarsi a distanza di tempo non e’ voluto, ma e’ l’ineluttabile conseguenza della somministrazione prolungata di quegli analgesici.

Norme giuridiche avverse all’eutanasia
• art. 575 c.p.: “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”;
• art. 579 c.p.: “Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui è punito con la reclusione da sei a quindici anni”;
• art. 580 c.p.: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima”.

Valida alternativa all’eutanasia è la medicina palliativa che non guarisce il male ma cerca di mitigarlo, non limitandosi alla sola sedazione del dolore ma tendendo ad evitare quelle complicazioni (quali i decubiti) che aggiungono nuove sofferenze.
Lo scopo delle cure palliative è, dunque, quello di migliorare la qualità di vita dei pazienti, anche attraverso un approccio interdisciplinare per assicurare un approccio globale alla persona.

 

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