Assogenerici: è polemica contro Scaglione (Società Chemioterapia) e Caputi (Farmacologia)

Redazione DottNet | 27/03/2009 19:43

AssoGenerici deplora che ancora oggi si ripresentino attacchi alla credibilità dei farmaci equivalenti, argomenti già sconfessati dalla pratica clinica mondiale e oggi riproposti con la sola variante della crisi economica che indurrebbe a “risparmiare” sulle materie prime.

Il riferimento è alle dichiarazioni rese il 19 marzo scorso dai presidenti della Società Italiana di Chemioterapia - professor Francesco Scaglione – e della Società italiana di Farmacologia – professor Achille Caputi. “Per la verità” premette il presidente di Assogenerici Giorgio Foresti “abbiamo tardato a replicare nella convinzione – evidentemente errata – che ad accuse di tale portata rispondesse direttamente l’istituzione”. Le affermazioni in questione possono essere contestate punto per punto. Innanzitutto si dice che il concetto di equivalenza adottato internazionalmente viene messo in dubbio dal fatto che, in alcuni casi, gli studi di equivalenza non sarebbero condotti confrontando il generico con l’originale ma paragonando un generico con un altro generico. Se così fosse, si tratterebbe di una totale violazione di tutte le normative in vigore in Italia, in Europa e nel resto del mondo, visto che il generico deve necessariamente essere confrontato con il farmaco che seguito a suo tempo le procedure di registrazione. “Se il professor Scaglione o il professor Caputi hanno notizia di studi che hanno confrontato equivalente a equivalente, si rivolgano in primo luogo alla magistratura” dice Foresti. Il secondo aspetto, non nuovo, è il ruolo degli eccipienti che, essendo diversi da quelli del farmaco di marca, modificano la disponibilità del farmaco. Tutto questo si sa, tanto è vero che si parla di equivalenti e non di identici. Solo che, come riconosce anche il professor Scaglione, queste differenze non modificano il risultato clinico, in quanto sono al di sotto della normale variabilità di risposta dell’individuo a qualsiasi farmaco, che sia di marca o no. Per attaccare il generico, allora, si chiamano in causa farmaci che, per le loro caratteristiche, risentono più direttamente di variazioni anche piccole della biodisponibilità, citando cardiologici, per esempio gli antiaritmici, e altri. “Peccato che siano proprio questi i farmaci che sono stati presi in considerazione dallo studio pubblicato da JAMA qualche mese fa e che ha dimostrato la totale sovrapponibilità di risultati clinici tra equivalenti e corrispondente farmaco di marca” precisa Foresti. “Tra l’altro, il professor Scaglione ha citato, come possibile correttivo a una presunta corsa al principio attivo a basso costo e a bassa qualità, si applicare ai farmaci un’etichetta che tracci la loro provenienza. Facciamolo: ci saranno delle sorprese. E’ noto, tanto per fare un esempio, che in tutto l’Occidente industrializzato esiste un solo impianto produttivo di penicilline che, guarda caso, è proprietà di una stimata azienda di generici austriaca: di che cosa stiamo parlando, allora? Quanto agli effetti della crisi, mi sembra che le reazioni più scomposte le stiano causando tra alcuni produttori di farmaci di marca, i cui informatori hanno ricominciato a visitare i medici italiani armati di studi, non certo pubblicati da JAMA, che sollevano dubbi su farmaci, gli equivalenti, che nei paesi leader rappresentano la maggioranza delle prescrizioni. Per non parlare di certi giochi di prestigio fatti paragonando capsule di cui non si sanno e natura e provenienza”.

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