In Italia 100mila i bambini nati in provetta negli ultimi dieci anni

Andrologia | Redazione DottNet | 24/07/2018 18:56

Quaranta anni fa la prima Pma. Una coppia su 4 'salta' la visita dall'andrologo

Ha compiuto ieri  40 anni 'la bambina miracolo' Louise Brown, la prima nata da una provetta. Da quel 25 luglio 1978, le tecniche si sono sempre più evolute e si punta adesso su embrioni artificiali. Intanto, da allora, sono oltre 8 milioni i bimbi nati grazie alla procreazione medicalmente assistita (Pma) nel mondo e circa 100.000 quelli nati in Italia nell'arco di dieci anni, dal 2010 al 2015. Una crescita dettata da un aumento dell'infertilità in una popolazione che decide sempre più tardi di fare figli. Ma sostenuta anche dalla poca attenzione rivolta all'uomo. Tra le coppie che non riescono a concepire, infatti, appena una su 4 fa una visita dall'andrologo per studiare possibili cause che possano riguardare 'lui'. 

La venuta al mondo di Louise, oggi madre a sua volta, fu salutata come un evento oltre ogni immaginazione e a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro, fu conferito il Nobel per la Medicina nel 2010. Da allora i progressi delle tecniche e gli adeguamenti legislativi, come quelli che in Italia hanno portato di fatto a 'riscrivere' attraverso le sentenze della Consulta la legge 40 del 2004, hanno permesso a sempre più coppie di concepire un figlio. Al punto che nel nostro Paese dal 2015 al 2106 i bambini nati vivi grazie alla Pma sono passati da 12.836 a 13.582 (dati relazione annuale al Parlamento). Numeri che continuano a crescere anche perché, a causa di stili e di scelte di vita è in crescita anche l'infertilità, problema che riguarda una coppia su cinque. 

Tuttavia, nonostante il continuo miglioramento delle tecniche, la probabilità di riuscita delle procedure di Pma è inferiore al 50%. Questo cammino non facile dal punto di vista psicologico e fisico in molti casi potrebbe essere evitato se, prima di intraprenderlo, si chiedesse la consulenza di un andrologo.  Quando un figlio non arriva, infatti, nella metà dei casi la causa dipende proprio dall'uomo. Eppure solo 60mila delle 250.000 coppie con problemi di fertilità 'ricordano' di fare diagnosi e cura di 'Lui', una su 4. "L'infertilità maschile - spiega Alessandro Palmieri, presidente della Società Italiana di Andrologia (SIA) e professore dell'Università Federico II di Napoli - è raddoppiata negli ultimi 30 anni e il fattore maschile è sovrapponibile a quello femminile, tanto che si stimano circa 2 milioni di italiani ipo-fertili". Ma interventi poco complessi e costosi, come la correzione del varicocele, la cura di infiammazioni urogenitali, l'uso di terapie ormonali o di antiossidanti "potrebbero evitare la Pma in almeno 8mila coppie ogni anno o migliorarne gli esiti fino al 50%". 

Intanto la ricerca continua a bruciare tappe verso la creazione artificiale dell'embrione. Un passo importante in tal senso è stato fatto da una veterana dell'embriologia, Magdalena Zernicka-Goetz. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature Cell Biology ha mostrato come ottenere in provetta la fase dell'embrione che prepara la differenziazione dei diversi tipi di cellule dell'organismo. Il prossimo obiettivo dei ricercatori è sostituire le staminali di topo con quelle umane equivalenti.

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