L'ora legale porta infarti e stress: Ue pronta ad abolirla

Medicina Interna | Redazione DottNet | 31/08/2018 21:26

L'84 per cento degli europei è contro

Il prossimo 28 ottobre potrebbe essere l'ultima volta in cui tutta Europa sposterà le lancette degli orologi. L'addio al passaggio tra ora legale e solare e viceversa sembra essere ormai deciso: la Commissione Ue presenterà "prossimamente" una proposta per abolire il cambio d'ora, su spinta di una consultazione pubblica massicciamente guidata da Germania e Paesi del Nord dove l'84% ha chiesto la fine del sistema in vigore. Spetterà però ai Paesi decidere se adottare tutto l'anno l'ora solare o quella legale, in quanto la scelta del fuso orario "è competenza nazionale", mentre Bruxelles può solo stabilire se si effettua o meno il cambio d'ora. Un paradosso che potrebbe portare i 28 ad abbracciare fusi orari differenti dagli stati vicini o comunque da quelli attualmente in vigore, vanificando il senso ultimo della direttiva Ue del 2000: armonizzare i sistemi per facilitare trasporti, comunicazioni e così via all'interno dell'Unione. "I cittadini vogliono questo, quindi lo faremo", ha annunciato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker alla tv tedesca ZDF, suggerendo anche l'adozione dell'ora legale fissa in quanto "c'è stato un sondaggio pubblico, hanno risposto in milioni e c'è la volontà che l'orario estivo sia quello usato tutto l'anno in futuro".

Rinunciando all'ora legale si dovrebbe avere qualche infarto e ictus in meno, evitando anche lo stress dovuto al sonno perso. Sono molti gli studi sugli effetti negativi sulla salute che, stando ai risultati del 'referendum' europeo, almeno nella percezione superano quelli positivi, fra cui c'è anche il risparmio economico. "L'inizio dell'ora legale - scrivono ad esempio i ricercatori de Karolinska Institut di Stoccolma - è come un enorme esperimento naturale, non in laboratorio. In particolare noi abbiamo notato un aumento del 4% degli attacchi cardiaci nella settimana successiva all'introduzione".

Una analisi della American Academy of Neurology ha dimostrato che gli effetti sull'orologio biologico del cambio dell'ora aumentano del 25% il rischio di ictus nei malati di cancro, e del 20% negli over 65. Oltre al rischio cardiaco molto studiati sono gli effetti del cambio sul sonno. Una ricerca su 14 studenti coordinata da Antonio Tonetti del'università di Bologna e pubblicata su Chronobiology International, ad esempio, ha trovato un maggior numero di risvegli notturni e una maggiore difficoltà ad alzarsi dal letto nei giorni successivi all'arrivo dell'ora legale. Altri effetti negativi, che per una ricerca sugli Annals of Human Biology non sono contrastati neanche da una particolare combinazione di geni che facilita il sonno, sono stati trovati sugli ormoni dello stress, che aumentano del 5%, e persino sulla propensione a distrarsi sul web mentre si è al lavoro.

Per uno studio sul Journal of Applied Psychology questa 'sale drammaticamente' per effetto del sonno peggiore. Ci sono pero' anche dei lati positivi derivanti dal cambio. La possibilità di avere più ore di luce nel pomeriggio, ad esempio, aiuta a combattere l'obesità infantile, mentre una ricerca pubblicata sul Journal of Safety Research ha trovato che la luce naturale serale diminuisce il rischio di incidenti stradali. Secondo uno studio sul Journal of Experimental Criminology nel giorno in cui l'ora legale finisce le aggressioni aumentano di circa il 3%. Rinunciando si lasciano anche centinaia di milioni di euro di risparmi.

Il calcolo è di Terna, secondo cui per effetto dello spostamento delle lancette degli orologi un'ora in avanti quest'anno c'è un minor consumo di energia elettrica pari a circa 562 milioni di kilowattora, quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di circa 200 mila famiglie, con un risparmio di 116 milioni di euro. Dal 2004 al 2017 invece il minor consumo di elettricità per il Paese dovuto all'ora legale e' stato complessivamente di circa 8 miliardi e 540 milioni di kilowattora e ha comportato in termini economici un risparmio per i cittadini di circa 1 miliardo e 435 milioni di euro.

Mai nella storia delle consultazioni pubbliche Ue sono stati ricevuti a Bruxelles così tanti contributi, 4,6 milioni dal 3 luglio al 16 agosto. Di questi, però, ben 3 milioni, cioè circa i due terzi, sono tedeschi. E anche secondo un insolito sistema di rappresentazione basato sulla percentuale tra numero di risposte e numero di abitanti per Paese, la Commissione evidenzia ugualmente che il più alto tasso di partecipazione al sondaggio è stato quello dei Paesi del Nord guidati dalla Germania con il 3,79%, seguita da Austria (2,94%), Lussemburgo (1,78%), Finlandia (0,96%) ed Estonia (0,94%). L'Italia, invece, è il secondo Paese con la più bassa partecipazione, appena lo 0,04%, alla pari con la Romania e dietro alla Gran Bretagna (0,02%), ormai quasi fuori dall'Ue.

"Il messaggio è molto chiaro: l'84% è contrario al mantenimento del cambio dell'ora", quindi "prepareremo una proposta legislativa per il Parlamento europeo e il Consiglio, che poi decideranno insieme", ha promesso la commissaria ai trasporti Violeta Bulc. Guardando alle risposte ricevute, però, si evidenzia una spaccatura tra Paesi del Nord e del Sud: Cipro, Grecia, Malta e Italia sono infatti i più contrari al pensionamento del sistema con rispettivamente il 56% dei rispondenti greci 'pro mantenimento', il 53% dei ciprioti, il 46% dei maltesi e il 34% degli italiani. Da parte del governo italiano la reazione è fredda: il vice premier Matteo Salvini in una nota dichiara che l'Europa "lavora tanto per eliminare l'ora legale ma se ne frega di lavorare per ottenere un'immigrazione legale". Il blog dei 5 stelle, ribadendo il concetto, spiega che "possiamo anche affrontare seriamente, e lo faremo, l'argomento dell'abolizione dell'ora legale, ma solo quando questa Unione di nome e non di fatto dimostrerà di poter affrontare, e risolvere, altre prove con altrettanta solerzia".

La questione è stata per la prima volta sollevata a Bruxelles dalla Finlandia lo scorso autunno, dopo una petizione per l'abolizione del cambio d'ora che aveva raccolto 70mila firme, a cui si sono poi aggiunte Lituania ed Estonia con il sostegno di Polonia e Svezia. Il caso è approdato al Parlamento europeo, che lo scorso febbraio ha bocciato una risoluzione per l'abolizione del sistema ritenendo che non ci fossero evidenze scientifiche chiare né a favore né contro tra effetti su salute, risparmio energetico o sicurezza stradale. Da qui il mandato alla Commissione di approfondire il tema, con questi esiti.

La storia

Sull’ora legale  si trovano facendo una ricerca su Google con facilità spiegazioni esaurienti sulle sue origini. Quasi ovunque la si attribuisce a un’idea del 1784 di Benjamin Franklin, poco considerata nella sua epoca. Dall’origine dei tempi, l’uomo ha scandito i suoi ritmi lavorativi quotidiani in base al sole, alzandosi all’alba e andando a dormire al tramonto. Questa è stata la regola che ha permesso ai contadini di lavorare anche quando il tempo non era scandito da un orologio. Con la civiltà industrializzata le cose sono un po’ cambiate. L’abitudine di dormire di mattina, infatti, portava la società a sprecare le ore di luce naturale dell’alba e a consumare più energia nelle ore serali per l’illuminazione e il riscaldamento.

Aumentare le ore di luce durante il giorno significava risparmiare un’ora intera di candele e combustibile di sera. Fu in questo clima che una delle più grandi menti del diciottesimo secolo, Benjamin Franklin, scienziato, politico, inventore del parafulmine, delle lenti bifocali, ma anche insigne botanico, sotto consiglio del collega francese Jacques Légal, pubblicò, il 26 aprile 1784, sul quotidiano francese Journal de Paris, il saggio intitolato “Un progetto economico per la riduzione del costo della Luce”… una sorta di scrigno, contenente le sue riflessioni che teorizzavano l’adozione di un orario diverso che “inseguisse” il sole, quindi la luce, basate sul principio del risparmio energetico dei Paesi industrializzati. Purtroppo nessuno avvertì le evidenti e lungimiranti potenzialità del suo pensiero, che avrebbe condotto al risparmio di candele e carbone, al tempo usato per alimentare le stufe ma anche i macchinari a vapore delle industrie.

Ci volle più di un secolo perché la proposta di Franklin trovasse finalmente il successo e lo scoppio della guerra, uno dei più grandi incubatori di idee della storia umana, ebbe un ruolo determinante nel prosieguo della storia dell’ora legale. Nel 1907, infatti, l’ora legale venne ripescata dal costruttore inglese William Willet, trovando, in breve tempo, terreno fertile anche grazie alle esigenze di risparmio energetico, dettate dallo scoppio della Grande Guerra. Nel 1916, la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera all’adozione del British Summer Time; imitata in breve tempo da molti altri paesi d’Europa. In Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, tramite decreto legislativo 631 del 27 maggio. I quotidiani dell’epoca dedicarono poco spazio alla notizia, in mezzo a bollettini di guerra e altri aggiornamenti sull’andamento del conflitto mondiale che si stava combattendo. Fu proprio la guerra a ispirare la decisione: l’ora di luce guadagnata in una fase “utile” della giornata (tardo pomeriggio) poteva essere impiegata per produrre armi e munizioni al costo di un’ora di luce persa al mattino presto (momento considerato meno produttivo).

L’orale legale rimase in uso sino al 1920 e da allora venne abolita e ripristinata diverse volte tra il 1940 e il 1948 a causa della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, con legge n° 503 del 1965, dal 21 maggio 1966, in un periodo di crisi energetica, è stata utilizzata con continuità, seppur con modalità varianti negli anni: dal 1966 al 1980 fu stabilito che essa dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre; dal 1981 al 1995 si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre; ma il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996 quando, a livello europeo, si decise di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre. La definizione internazionale di ora legale è riferita al fuso orario e si definisce come anticipo di 60 minuti rispetto all’UTC (Coordinated Universal Time) nel periodo definito dalla legge. Il fuso orario italiano è UTC + 1 ed aggiungendo l’ora legale abbiamo UTC + 2.

 

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