Aids: 48% di diagnosi Hiv in Europa è tardiva, l'Italia è negligente

Infettivologia | Redazione DottNet | 01/09/2018 15:38

Ecdc, circa 30mila nuovi casi l'anno

Metà delle diagnosi di Hiv in Europa sono fatte in ritardo, quando il sistema immunitario è già compromesso. Lo afferma il rapporto annuale del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc), riferito al 2016, pubblicato sul sito del Centro, che registra però una leggera discesa dei nuovi casi, appena sotto i 30mila.  Secondo il documento, che utilizza i dati del sistema di sorveglianza Tessy che coinvolge in totale 31 paesi, quelli Ue più alcuni limitrofi, la media è di 5,9 nuovi casi l'anno ogni 100mila abitanti, con Lituania, Estonia e Malta che hanno però il triplo di diagnosi, mentre l'Italia è appena sotto questa cifra con 5,7.

Il 48% delle diagnosi è considerata in ritardo, con una conta delle cellule CD4 del sistema immunitario inferiore a 350 per millimetro cubo, mentre il 28% dei diagnosticati ce l'ha addirittura sotto 200. L'Italia è fra gli otto paesi in cui più del 50% delle diagnosi, precisamente il 56%, è tardiva, insieme a Lituania, Romania, Grecia, Croazia, Estonia, Finlandia e Germania. Il 40% dei contagi registrati è avvenuto in uomini che hanno avuto contatti sessuali con altri uomini, il 32% per contatti eterosessuali e il 4% per scambio di siringhe, mentre negli altri casi l'origine è sconosciuta. Il 70% dei nuovi casi si è verificata in uomini. "Il tasso maggiore di diagnosi è stato osservato tra i 25 e i 29 anni - sottolinea il documento -, con i casi nei maschi che hanno il picco a 21,4 anni, mentre nelle donne è tra 30 e 39".

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