Aumentano i casi di tumore nel mondo: il 20% dei morti è in Europa

Oncologia | Redazione DottNet | 13/09/2018 14:21

Rapporto Iarc, servono più prevenzione e diagnosi precoci

La prevenzione funziona, con meno tumori ai polmoni nei paesi che riducono i fumatori e un calo di quelli alla cervice negli Stati in cui ci si vaccina per l'Hpv, eppure nel mondo il numero di casi e di morti per questa malattia è in aumento. La fotografia è del rapporto dell'Iarc, l'agenzia sul cancro dell'Oms, che vede l'Europa tra i paesi più colpiti.  Nel mondo, spiega il documento basato sul sistema di sorveglianza Globocan su 185 paesi e 36 forme di neoplasia, un uomo su cinque e una donna su sei svilupperanno un tumore nella propria vita, e un uomo su otto e una donna su undici ne morirà.    Solo nel 2018 ci saranno 18,1 milioni di nuovi casi e 9,6 milioni di morti, con un aumento di quattro milioni di casi e di 1,4 milioni di morti rispetto al 2012. "L'aumento è dovuto a diversi fattori - spiegano gli esperti -, incluso l'invecchiamento della popolazione e il cambiamento nella prevalenza di alcuni cause di cancro, legate allo sviluppo economico e sociale. Questo è particolarmente vero nelle economie che crescono rapidamente, dove assistiamo ad uno spostamento da tumori legati alla povertà e alle infezioni a tumori associato agli stili di vita tipici dei paesi industrializzati"

Metà delle nuove diagnosi e più di metà delle morti si verificano in Asia, si legge nel rapporto, mentre il 23,4% dei casi e il 20,3% dei morti si trovano in Europa, che però ha solo il 9% della popolazione mondiale. In Asia e in Africa si muore di più rispetto ai casi, sia perché prevalgono tumori a prognosi peggiore sia per la minore assistenza medica. Per quanto riguarda i tipi di tumore più diffusi, polmone, colon retto e seno insieme danno un terzo dei casi e dei morti, mentre il solo cancro al polmone, segnalato tra quelli più in crescita, soprattutto nelle donne, è responsabile del 18% delle vittime.  Fra le buone notizie invece il rapporto segnala la crescita delle persone che sopravvivono a cinque anni dalla diagnosi, passate da 32 a quasi 44 milioni. "Questi nuovi dati - sottolinea il direttore dello Iarc Christopher Wild - sottolineano che rimane ancora molto da fare, e che la prevenzione ha un ruolo chiave. Una prevenzione efficace e iniziative per la diagnosi precoce devono essere messe in campo urgentemente per controllare questa malattia devastante".

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