"Arrivare prima": è la sfida degli oncologi contro il tumore al polmone

Oncologia | Redazione DottNet | 24/09/2018 12:42

Diagnosi precoce e nuove molecole, al via il congresso mondiale

'Arrivare prima', puntando a sempre più efficaci metodiche di diagnosi precoce, e utilizzare mix di nuove molecole soprattutto per le fasi avanzate di malattia con l'obiettivo di allungare la sopravvivenza dei pazienti. Contro il tumore al polmone, un big killer che nel solo 2017 ha fatto registrare in Italia 41.800 nuovi casi, la sfida resta aperta ma la ricerca continua a fare passi avanti significativi: a fare il punto sono gli oncologi riuniti a Toronto per la 19/a Conferenza mondiale sul cancro al polmone (Iaslc), evento cui partecipano 7.000 delegati da oltre 100 Paesi.  L'appuntamento è promosso dall'Associazione internazionale per lo studio del tumore al polmone, presieduta dal direttore dell'Oncologia Medica all'Università di Torino Giorgio Scagliotti, il primo oncologo italiano a ricoprire tale carica.

Proprio la diagnosi precoce, spiega Scagliotti, "è una delle principali sfide da vincere per controllare questo tumore. Ad oggi, però, è molto difficile e solo l'1-1,5% dei pazienti è diagnosticato in una fase molto precoce della malattia.  Utilizzando dunque tecniche sempre più sofisticate di diagnosi precoce innanzitutto nella categoria più a rischio, e cioè i fumatori, si potrebbe evidenziare il tumore in fase iniziale con più probabilità di guarigione". Per questo, c'è grande attesa per i dati che saranno presentati al congresso di un nuovo studio, lo studio 'Nelson', condotto in Olanda su oltre 15mila pazienti e mirato all'utilizzo della Tac spirale per diagnosticare precocemente la malattia in soggetti con fattori di rischio. Studi in Usa, sottolinea l'esperto, "dimostrano già come tale metodica abbia portato ad una riduzione della mortalità". Ma la ricerca, prosegue, "va avanti anche su altri fronti: dalla biopsia liquida all'identificazione di mutazioni del Dna nel plasma come indicatori del tumore. L'obiettivo resta quello di riuscire ad arrivare sempre prima nel vedere il tumore, perchè questo dà al paziente molte più chances di poterlo sconfiggere".

Altro fronte è quello dei nuovi farmaci: "Numerosi sono gli studi presentati relativi a nuove molecole e nuovi farmaci di immunoterapia, da utilizzare da soli o in combinazione con la chemioterapia". I primi dati, rileva, "evidenziano che il 20-25% dei pazienti trattati con l'immunoterapia, che risveglia il sistema immunitario contro il cancro, beneficia di tali farmaci, con un controllo della malattia a lungo termine e sopravvivenza a 3-4 anni, un dato superiore a quello registrato con la sola chemioterapia. La ricerca sta ora puntando anche a capire le cause per le quali un'alta quota di pazienti non risponde però a tale approccio".   Fondamentali, conclude Scagliotti, "sono dunque la diagnosi tempestiva ma anche il 'multi-approccio': contro il tumore al polmone, oltre alla chirurgia e alla radioterapia nelle fasi iniziali, è la combinazione di farmaci, ad esempio la chemio insieme all'immunoterapia o ai medicinali a bersaglio molecolare, una strada sicuramente promettente".

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