Legge 40, dopo la sentenza della suprema Corte è confusione

Medicina Generale | Redazione DottNet | 02/04/2009 20:56

All'indomani della sentenza della Corte Costituzionale che boccia parzialmente la legge 40 sulla procreazione assistita ed elimina il limite di tre embrioni producibili, a regnare tra gli addetti ai lavori è la confusione: i centri specializzati lamentano la mancanza di indicazioni concrete, mentre l'annuncio di nuove linee guida alla legge da parte del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella non ha fatto che aumentare i dubbi degli specialisti.

E se dalla maggioranza si precisa che la sentenza non intacca comunque l'impianto di base della legge, i pareri di segno opposto sono numerosi. A partire dalla posizione dei legali delle coppie infertili costituitesi parte in giudizio. Per loro, la portata della sentenza è invece notevole poichè apre a scenari nuovi, come la possibilità di congelare gli embrioni in sovrannumero in vista di impianti futuri. Su questo punto, l'avvocato Paola Costantini non ha dubbi: ''E' una sentenza che consente una maggiore tutela della salute della donna e restituisce quella necessaria flessibilità e libertà di scelta su quanti ovuli impiantare che spetta alla professionalità del medico caso per caso. E con le modifiche apportate dalla Corte all'articolo 14 della legge - spiega - si apre in pratica alla possibilità di congelare gli embrioni anche in vista di impianti successivi e non solo in relazione ad una malattia grave ed imprevedibile da parte della donna''. Sulla questione, però, i giuristi sono divisi e sottolineano come restino aperti molti dubbi interpretativi. La sentenza, comunque, affermano molti operatori, dovrebbe contribuire a ridurre il fenomeno del 'turismo procreativo': sono circa 10.000, ricorda la Società italiana di studi di medicina della riproduzione, le coppie italiane che, ogni anno, si rivolgono ai centri esteri di procreazione assistita. Quanto alle annunciate nuove linee guida, la vice-Segretaria dell'Associazione Coscioni e presidente di Amica Cicogna Filomena Gallo lancia un messaggio chiaro: ''Con le linee guida non è possibile in alcun modo reinserire disposizioni giudicate incostituzionali dalla Corte in una legge, ma non è possibile neanche ripristinare il divieto di analisi pre-impianto. Se un atto di tale contenuto fosse emanato - afferma - inevitabile sarebbe una sentenza di illegittimità della magistratura''. Insomma, in attesa delle motivazioni della sentenza della Corte che dovrebbero fornire elementi di chiarimento, le interpretazioni in campo si contrappongono in un senso più o meno restrittivo. E, al momento, l'unico dato certo appare il senso di spaesamento di operatori del settore e medici. Come risulta evidente dalle parole del responsabile di alcuni centri di procreazione e presidente dell'Osservatorio sul turismo procreativo Andrea Borini: ''Generano confusione nei centri di fecondazione artificiale, le dichiarazioni del sottosegretario Roccella sulle linee guida sulla legge 40. Da oggi - rileva - i Centri devono affrontare una riorganizzazione del lavoro in cui non possono essere lasciati soli''. Ed ancora: ''Il punto fermo - sottolinea - è che non è più obbligatorio fecondare tre ovociti nè trasferire tre embrioni. Finchè non ci saranno linee guida in proposito, si adotterà il sistema che si ritiene più giusto, caso per caso''. Critico anche il presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) Giorgio Vittori: la legge 40 ''merita una manutenzione, anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte Costituzionale'', ha affermato, proponendo un ''tavolo condiviso fra Società scientifiche, Istituzioni ed associazioni di pazienti per consentire di identificare un percorso nuovo nell'interesse della salute della donna''.

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