Chirurghi, campagna informativa "vi diciamo cosa c'è sotto"

Medicina Generale | Redazione DottNet | 04/04/2009 12:29

Da un lato seimila chirurghi al giorno in sala operatoria, 4,5 milioni di interventi all'anno, eccellenza nei trapianti e nell'utilizzo di tecnologia robotica e mininvasiva. Dall'altro, le denunce per 'malpractice' cresciute più del 60% in dieci anni, i costi assicurativi del 300% in cinque (dati Ania), con le vocazioni che crollano dell'80%.

 E' questa la ''dicotomia schizofrenica'' che la Sic, Società italiana di chirurgia, si appresta a contrastare con una nuova campagna informativa (''Vi diciamo cosa c'è sotto'') e un convegno a Chieti 8-9 maggio. La campagna è stata presentata a Bologna. I medici hanno snocciolato le loro cifre: i dati dell'Organizzazione nazionale degli Stati Uniti (Uno) confrontati con quelli europei del Collaborative trasplant study che dimostrano come la sopravvivenza dei pazienti italiani sia sovrapponibile alla casistica internazionale; nel caso del rene addirittura superiore. L'Italia poi è seconda solo agli Usa per utilizzo di tecnologia robotica in chirurgia, con 1.500 casi trattati nel 2007. Nonostante ciò, le denunce per 'malpractice' sono schizzate dalle 17.000 del 1995 alle 28.500 del 2005. Nei confronti dei singoli si registra un +134% di denunce, solo un +41% verso le aziende. L'80% dei chirurghi subisce almeno un procedimento giudiziario nella vita, e passa un terzo della carriera sotto processo. E anche se otto medici su dieci vengono assolti, i rischi sono tali che spesso, hanno spiegato Enrico De Antoni e Gianluigi Melotti, rispettivamente presidente in carica e presidente eletto Sic, i giovani sempre meno se la sentono di affrontare una carriera lunga (sei anni per laurearsi e sei per specializzarsi) e così 'rischiosa'. Infatti in dieci anni le scuole di specializzazione hanno registrato, per Melotti, circa un -80% negli iscritti. Calano le vocazioni e sempre più i chirurghi giocano in difesa: cresce infatti per Sic la chirurgia 'difensiva' nella sua accezione negativa, con il medico che evita interventi a rischio. I chirurghi italiani invitano quindi utenti e media e considerare questi dati e a battersi per la tutela di un sistema sanitario che, ha ricordato De Antoni, ''l'Oms dal 2000 mette al secondo posto per qualità sui 197 paesi monitorati', secondo solo al Canada'', e che è ''l'unico al mondo a garantire l'universalità del diritto alle cure''. Una difesa che deve tenere conto del fatto ''che siamo l'unico paese dove il medico che sbaglia in sala operatoria ha la stessa accusa penale di uno che accoltella una persona per strada'', ha aggiunto Melotti. E dove purtroppo, hanno lamentato infine i presidenti, le ''selezioni dei professionisti sono fatte da non professionisti''. Fuor di metafora, dalla politica. Nel mirino le selezioni così come stabilite dalla legge Bindi. Ciò non significa, ha aggiunto De Antoni, che siano nominati degli incapaci: ''La politica è intelligente: semplicemente una persona capace 'deve' avere un appoggio politico. Il sistema mira proprio a quello, ad avere il controllo''.

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