Via libera al Daspo dagli ospedali: più sicurezza per i medici

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 04/10/2018 21:47

Ma Fnomceo e i chirurghi ospedalieri sono contrari alla misura: tutti hanno diritto ad essere curati

Nel Dl Salvini arriva il 'Daspo' dai presidi sanitari per contrastare la violenza a medici e personale sanitario. L'articolo 21 del Dl Sicurezza inserisce infatti "i presidi sanitari nell'elenco dei luoghi che possono essere individuati dai regolamenti di polizia urbana ai fini dell'applicazione delle misure a tutela del decoro di particolari aree urbane", si legge nella Relazione illustrativa. "Ciò determina la possibilità di applicare tra l'altro la misura del provvedimento di allontanamento del Questore (Daspo urbano) nei confronti dei soggetti che pongono in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione nei suddetti ambiti".

Nel Dl Salvini arriva, dunque, il 'Daspo' dai presidi sanitari per contrastare la violenza a medici e personale sanitario. Perplessità e sconcerto dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo): "la salute è un diritto fondamentale e va rispettato. Chi va al pronto soccorso non può essere cacciato con un daspo", commenta Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. "Il daspo non è la via giusta per affrontare le aggressioni. Il governo chiarisca e spieghi che cosa significa e che cosa vuole fare".

Contrari alla misura anche i chirurghi ospedalieri. "Il diritto alla salute è tutelato dall'Art. 32 della Costituzione ed è una garanzia intoccabile, guai a introiettare elementi discriminatori. Da anni sollecitiamo interventi per garantire la sicurezza nei presidi sanitari, ma allontanare le persone dagli ospedali non sembra la soluzione migliore: tutti hanno il diritto ad essere curati. Non si può scaricare sul personale sanitario, che peraltro rischierebbe di commettere omissione di soccorso, una problematica sociale. Invitiamo il governo a trovare una sintesi che tenga insieme la sicurezza con la tutela del diritto alla salute", ha dichiarato il presidente Acoi,  Pierluigi Marini.

E così alla fine la firma del capo dello Stato al decreto legge su immigrazione e sicurezza è arrivata. Ma accompagnata da una lettera al premier Conte in cui puntualizza che restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato". E Matteo Salvini apre subito una diretta facebook dal suo ufficio per sottolineare: "noi rispettiamo Costituzione e trattati, ma non vogliamo passare per fessi". Approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri lo scorso 24 settembre, inviato al Quirinale lunedì scorso, il decreto si compone di 40 articoli: cassato il numero 39 che conteneva disposizioni sulla giustizia sportiva. Arriverà la prossima settimana all'esame del Senato.

"Potranno esserci migliorie, ma - avverte Salvini - non mollo di un millimetro, non tornerò indietro su espulsioni, cittadinanza e permessi umanitari". Proprio i punti al centro di un confronto durato settimane con gli uffici legislativi del Quirinale. E che hanno portato Mattarella a scrivere Conte, contestualmente all'emanazione del dl: "avverto l'obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano 'fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato', pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall'art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall'Italia".

E l'articolo 10 stabilisce le tutele per lo "straniero", la cui condizione "è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali", che "ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge" e per il quale "non è ammessa l'estradizione per reati politici". Palazzo Chigi rassicura il Colle. Gli obblighi sottolineati dal capo dello Stato, "anche per il Governo non sono posti in discussione". Il decreto rientra infatti in un "quadro di assoluta garanzia per i diritti fondamentali delle persone e tiene conto delle convenzioni internazionali, dei principi contenuti nella nostra Costituzione e nella Carta europea dei diritti dell'uomo".

E dal Viminale indicano "rapporti cordialissimi" con il Colle. Nonostante la lettera, aggiungono, "il decreto è rimasto intatto, senza arretramenti rispetto agli obiettivi iniziali. È quello che avevamo assicurato". Nella diretta facebook dal Viminale - l'ultima era stata per aprire la busta con l'avviso di garanzia inviatogli dalla procura di Palermo per la vicenda Diciotti - Salvini può dirsi così "stanco, ma contento. Finalmente, dopo tre mesi di lavoro, incontri, ascolto, confronto, anche insulti, minacce e bugie, abbiamo il decreto firmato dal presidente della Repubblica".

Mentre cammina nel suo ufficio filmato dallo staff della comunicazione, ad una parete si scorge il quadro con la foto di Mattarella. Che il ministro 'avvisa': "gli ho detto che rispettiamo la Costituzione ma non vogliamo passare per fessi. Vengono prima gli italiani, che mi pagano lo stipendio. Se uno sbarca in Italia, chiede asilo politico e nel frattempo spaccia droga, picchia in poliziotto, scippa un anziano o molesta una bambina viene immediatamente convocato dalla Commissione prefettizia che gli dice: bello mio, tu non sei un profugo, tu sei un delinquente e col primo aereo o barcone vai a casa".

Anche su un'altra misura contestata, la revoca della cittadinanza ai condannati in via definitiva per terrorismo, Salvini tira dritto: "qualche fenomeno dice che così ci sono cittadino di seria A e di serie B. Sarà, ma se sei terrorista io non ti lascio la cittadinanza italiana". Così come su un altro articolo 'attenzionato' dal Colle, quello che cancella la protezione umanitaria: "prima era regalata a decine di migliaia di soggetti che gli italiani mantenevano per due anni. Ora la diamo solo a chi la merita, per gli altri è finita la pacchia".

Nel dl anche misure relative alla sicurezza, come il rafforzamento dell'Agenzia per i beni sequestrati alle mafie, la sperimentazione del taser per la polizia locale, l'aumento delle pene per chi occupa edifici, l'inclusione dei presidi sanitari nelle aree soggette al daspo urbano, Misura, quest'ultima, contestata dai medici. "Grandissima preoccupazione" per un provvedimento "che rischia di portare più insicurezza, più clandestinità", è stata espressa dal segretario del Pd, Maurizio Martina. "Mi auguro - ha detto - che dalle parti di Palazzo Chigi e del Viminale leggano bene la lettera di Mattarella".

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