Il giallo del numero chiuso a Medicina: tutti i retroscena

Professione | Redazione DottNet | 16/10/2018 21:09

Interviste con Anelli e Manfredi. La storia degli accessi all'università

Caos sul numero chiuso a Medicina: il Governo prima in un comunicato lo abolisce ma poche ore dopo si corregge. Nella nota relativa al Consiglio dei ministri di ieri terminata dopo le 21 e pubblicata sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, al punto 22 si menziona testualmente l' "Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina" e si precisa che: "Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi".

Poche ore più tardi però è la stessa presidenza del Consiglio a precisare che "si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". Tanto è bastato però per far scatenare il popolo del web e far "quasi cadere dal letto", dalla sorpresa, il presidente della Conferenza dei rettori, Gaetano Manfredi.

Chi è sembrato non scomporsi troppo è stato il titolare del Miur, Marco Bussetti, che a Venezia, in occasione della firma di un protocollo d'intesa con la Regione Veneto, ai giornalisti che gli hanno chiesto notizie in merito, ha risposto candidamente: "Sarò franco con voi. Non mi risulta. Stiamo lavorando - ha poi aggiunto - per allargare il numero degli ammessi: sarà un percorso graduale, ma si farà". E in effetti da qualche tempo Bussetti è al lavoro con la Conferenza dei rettori per questa soluzione, che nei calcoli del presidente dei rettori Manfredi dovrebbe portare tra tre anni i posti a Medicina a 15 mila, circa il 50% in più di quanti sono oggi, dunque.

Poco dopo, infatti, il ministro Bussetti e la titolare del ministero della Salute, Giulia Grillo, hanno diffuso una nota chiarendo di aver chiesto, in sede di Consiglio dei Ministri, di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina. "È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare. Si tratta chiaramente di un percorso da iniziare già quest'anno per gradi", hanno chiarito. E poco dopo è arrivata anche la precisazione della presidenza del Consiglio. Una svista il colpo di mano? Non si saprà mai. Chi si è schierato apertamente contro il numero chiuso è stato il leader della Lega, Matteo Salvini. "Io sono da sempre contrario al numero chiuso nelle facoltà scientifiche. C'è bisogno di ingegneri e medici", ha detto nel pomeriggio. Nel contratto di governo firmato da Lega e M5S si parla della possibilità di "aumentare il numero dei laureati in medicina, anche rivedendo il numero chiuso", e al tempo stesso si sottolinea la necessità di "aumentare le borse di studio per gli specializzandi".

Sul fronte opposto il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli si chiede a cosa serva "sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio Sanitario Nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi, a meno di non fuggire all'estero". Gli studenti infine, hanno accusato il governo di "continuare a parlare per slogan e a fare una continua campagna elettorale anche sulle manovre della legge di bilancio. Così - hanno detto - si rischia solo di mandare in tilt le Università".

Il numero chiuso e la sua storia

L'introduzione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina risale al 1997, quando l'allora Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Ortensio Zecchino, istituì con un decreto ministeriale il numero chiuso nazionale. Numerosi furono però i ricorsi, e bisogna arrivare al 1999 per l'introduzione con legge del numero chiuso per l'ammissione alla facoltà di Medicina, legge che è stata dichiarata legittima da parte della Corte Costituzionale nel 2013, dopo che il Consiglio di Stato aveva sollevato la questione di legittimità.

I posti per gli studenti comunitari sono progressivamente aumentati negli anni, toccando l'apice nel 2014, per poi diminuire leggermente negli anni successivi fino al 2018. Si è passati da un numero di 7.106 per l'anno accademico 2000/2001 ai 10.157 posti del 2013 e ai 10.440 del 2014. Nel 2002 i posti sono stati 7.482 e i numeri sono stati all'incirca questi anche negli anni successivi: nel 2006 si è arrivati a 7.763 posti, 7366 circa nel 2007, 7.945 nel 2008. Si è superata la quota di 8.518 posti nel 2009, 9.327 nel 2010, 9501 nel 2011 per giungere a quota 10.173 raggiunta nel 2012. Per l'anno 2015 i posti messi a disposizione dal Ministero sono stati 9.790. Complessivamente dal 2000 i posti per diventare medico sono stati oltre 155 mila e 500 ma il paradosso è che continuano a mancare i camici bianchi, soprattutto in alcune specializzazioni.

Anche l'affluenza al test negli anni è aumentata: nell'Anno Accademico 2004/2005 hanno sostenuto la prova 33.657 candidati; nel 2013/2014 si sono, invece, presentati ben 63.043 studenti; 53.268 sono stati i candidati che hanno partecipato alle prove nel 2015, 56.538 nel 2016, 60.040 nel 2017 e 59.743 quest'anno. Gli idonei sono stati 36.863 nel 2014, 25.579 nel 2015, 52.978 nel 2016, 52.393 lo scorso anno per scendere a 40.447 quest'anno. Oggi il presidente della Crui, Gaetano Manfredi, ha assicurato che con finanziamenti adeguati ed un serrato lavoro si potrebbe arrivare a 15 mila posti nelle facoltà di Medicina tra 3 anni e che a questo obiettivo stanno lavorando la Conferenza dei rettori e il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti. La mancanza di docenti, specialmente in alcuni atenei (10 mila sono andati in pensione negli ultimi anni), e la necessità di laboratori, strutture, materiali, posti letto-medici per gli specializzandi, rendono complesso abolire tout court il numero chiuso a Medicina.

Intervista con Anelli (fnomceo)

"Non bisogna creare illusioni nei giovani: l'abolizione del numero chiuso alle facoltà di Medicina è impraticabile e porterebbe all'unico risultato di creare migliaia di giovani laureati che rimarrebbero disoccupati". E' netta la posizione espressa dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, rispetto alla volontà del governo di arrivare nel medio termine all'eliminazione del numero chiuso: "Faccio un appello al presidente del Consiglio - afferma il presidente Fnomceo - affinchè riveda tale posizione". Lo stop al numero chiuso, spiega Anelli, "è solo demagogia".

Ma per capire perchè bisogna partire dai numeri: nei prossimi 5 anni, secondo le ultime proiezioni dei sindacati medici Fimmg e Anaao, per effetto dei pensionamenti verranno a mancare in Italia 45mila medici. Ma la soluzione per far fronte a tale carenza "non è l'accesso libero a Medicina: il laureato in Medicina infatti - puntualizza Anelli - per poter lavorare come medico deve essere necessariamente specialista, ed il vero problema è che oggi le borse di specializzazione in Medicina non bastano. Al 2017, si contano infatti oltre 15mila laureati 'al palo' e inoccupati, perchè in un 'limbo': sono laureati in Medicina che non sono riusciti ad ottenere nè l'accesso ad una borsa per la Specializzazione nè al corso di Medicina di famiglia".

Ogni anno, spiega, "i laureati in Medicina sono circa 8mila e di questi circa mille restano esclusi dalle Specializzazioni". E c'è di più: migliaia di laureti hanno già fatto ricorso al Tar per il mancato accesso alle borse e si stima che in pochi anni si determinerà un'onda lunga, o meglio uno 'tsunami', di 36mila laureati che chiederanno di accedere alle Specializzazioni. La situazione, avverte, è esplosiva". Insomma, "a mancare - sottolinea - non sono i laureati in Medicina bensì i medici specialisti. Ed i nostri giovani sono spesso costretti ad andare all'estero per accedere alle specializzazioni". Per evitare l'inevitabile carenza di medici nel prossimo futuro, dunque, "l'unica soluzione è aumentare le borse di studio nelle scuole di specializzazione: a chi si iscrive al primo anno di Medicina bisogna già garantire il posto di specializzazione". Il grande problema che oggi si crea è cioè "l'imbuto tra laurea e accesso alle scuole di specialità. Si potrebbe abolire il numero chiuso solo se si garantissero a tutti le borse per le specialità, ma questo è impossibile e la ragione - afferma Anelli - è chiaramente economica: una borsa di studio per la specializzazione è di circa 1800 euro netti al mese. Pensare ad una copertura illimitata per le borse è quindi irrealistico ed è necessaria una programmazione".

Per questo, rileva, "sulla formazione dei medici serve una riflessione condivisa: quello che chiediamo è un cambiamento di sostanza e non di superficie, che permetta ai nostri giovani medici - conclude il presidente Fnomceo - di diventare professionisti di qualità al servizio dei cittadini e che restituisca, in cambio delle loro speranze e sacrifici, non facili e fallaci illusioni, ma un futuro solido e reale per loro e per il nostro Servizio sanitario nazionale".

Intervista col presidente della Crui

"La notizia dell'abolizione del numero chiuso a Medicina? Penso ci sia stato un equivoco..." il presidente della Conferenza dei rettori italiani, il professor Gaetano Manfredi, rettore all'Università Federico II di Napoli, non nega di essere rimasto "assai sorpreso" dalle notizie e dalle telefonate che ha ricevuto stamane, appena sveglio, riguardo al numero chiuso alle facoltà di Medicina, prima che una nota della Presidenza del Consiglio precisasse che "si tratta di un obiettivo politico di medio periodo".

"In Italia - spiega Manfredi all'ANSA - la pressione e la richiesta su Medicina è al di fuori di ogni standard europeo: all'ultima selezione si sono registrate quasi 70 mila persone, un numero assolutamente spropositato rispetto al resto dell'Europa, all'estero questi numeri non ci sono". Per Manfredi "è la stessa presenza del numero chiuso che crea l'opportunità di lavoro certo e quindi causa il numero spropositato di richieste: c'è questo paradosso, insomma". Dall'altra parte, la formazione in Medicina per essere di qualità "richiede un numero di docenti elevato, formazione sul campo, laboratori, un numero congruo tra posti letto in ospedale, malati e specializzandi: questo determina la necessità di poter lavorare con numeri ragionevoli, per garantire questi standard ed assicurare ai nostri futuri medici una formazione di qualità", prosegue il rettore.

"In Italia - ricorda Manfredi - ci sono situazioni molto differenziate: negli ultimi anni il corpo docente è stato ridotto di 10 mila unità e alcuni atenei non hanno il numero di professori per garantire qualità didattica a grandi numeri: bisogna tornare ad investire". "La nostra proposta, alla quale stiamo lavorando con il titolare del Miur Bussetti, è di aumentare un pò i numeri: questo è fattibile con degli investimenti: in tre anni si potrebbe arrivare a 15 mila posti, ovvero il 50% in più rispetto ad oggi. Bisogna lavorarci. Già quest'anno sono aumentati di quasi 1000 i posti, il cui numero è fissato dal Miur e dal ministero della Sanità. Dobbiamo tutti lavorare nell'interesse degli studenti - conclude il rettore - serve formazione di qualità soprattutto per i medici, nessuno si vuole far curare da medico impreparato".

La voce degli studenti

Abolire il numero chiuso alla facoltà di Medicina negli atenei italiani "è totalmente irrealizzabile". Parola degli studenti di Medicina e di Biologia dell'università La Sapienza di Roma, che commentano così l'obiettivo annunciato da Palazzo Chigi, seppur da realizzare in maniera graduale. "Siamo al limite come numero di persone e abbiamo già difficoltà a formarci in maniera vivibile - hanno spiegato -. Se si estendesse l'accesso a tutti sarebbe impossibile seguire le lezioni e organizzare i turni in reparto, che per noi sono obbligatori". Gli studenti si mostrano sensibili rispetto al tema dell'accesso all'istruzione e reputano "comprensibile il desiderio di voler entrare a tutti i costi" ma "se non ci sono delle infrastrutture e dei luoghi in cui è possibile che tutti quanti possano farlo, il numero chiuso è necessario".

Inoltre, aggiunge una studentessa di Medicina, "si abbasserebbe notevolmente la qualità degli insegnamenti". Senza contare il limite delle borse di specializzazione: "cosa ci faremmo con tutti questi medici che non potrebbero proseguire il loro percorso professionale?". Ma perché un test per entrare a Medicina e non in altre facoltà universitarie? "Perché è più gettonata", rispondono i ragazzi, ma soprattutto perché "c'è una parte pratica che è fondamentale e che non potrebbe essere curata nel modo giusto con un numero illimitato di studenti": laboratori di anatomia, di istologia nei primi due anni e poi il tirocinio dal terzo anno. Contrari all'abolizione del numero chiuso anche gli iscritti che non hanno superato il test d'ingresso al primo tentativo e hanno frequentato un'altra facoltà per provare di nuovo l'anno successivo: "Se si ha la determinazione nel voler intraprendere questa professione - hanno spiegato - si riprova e si riesce ad entrare". L'accesso, insomma, "è comunque garantito".

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