Con le nanosfere il tumore si riconosce dalle analisi del sangue

Redazione DottNet | 15/04/2009 13:40

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Riconoscere un tumore sul nascere con un'analisi del sangue: lo sanno fare le nanosfere realizzate nell'ambito del Programma di collaborazione promosso nel 2003 dai ministeri di Italia e Stati Uniti su oncologia, malattie rare, malattie infettive e bioterrorismo.

Le nanosfere sono state messe a punto negli Stati Uniti da Alessandra Luchini, borsista del programma Italia-Usa presso il gruppo di Proteomica dell'università George Mason (Virginia) diretto da Emanuel Petricoin. ''Nei primi test si sono rivelate un efficace strumento antidoping perchè hanno riconosciuto l'ormone della crescita nel sangue e nelle urine a distanza di una settimana'', ha detto Ruggero De Maria, dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), coordinatore del Programma Italia-Usa per la parte oncologica con Claudio Belluco, del Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano (Pordenone). Le nanoparticelle, spiega De Maria, sono trappole anti-tumore: ''al loro interno c'è un'esca che cattura alcuni tipi di marcatori tumorali e si lega ad essi''. Riesce a scovarli nel sangue, dove nessuna tecnica oggi disponibile riesce a vederli, diluiti come sono. Una volta fatto il prelievo di sangue, le nanoparticelle vengono messe nella provetta e qui catturano i marcatori. Quindi vengono prelevate e trattate in modo che li rilascino e le spie del tumore, così isolate, possono essere analizzate e riconosciute: ''la differenza rispetto a quanto si fa adesso è la stessa che c'è tra cercare un ago in un pagliaio e cercare un ago in un pugno di pagliuzze''. Adesso la tecnica sta per essere sperimentate in Italia, sui sieri prelevati da pazienti con diverse forme di tumore e conservati nella biobanca dell'ospedale Maggiore di Milano: l'obiettivo è avere una banca di biomarcatori dei principali killer dei tumori, come quelli di prostata, ovaio, melanomi, seno, polmone e colon.