Calabria, parte male la distribuzione diretta dei farmaci

Redazione DottNet | 16/04/2009 09:05

''La distribuzione diretta dei farmaci, adottata dalle Aziende Sanitarie Provinciali della Calabria, arreca maggiori disagi per gli utenti''. Lo afferma il vice presidente della Nuova Intesa Consumatori Europei, Giuseppe Pascuzzi.

 ''E' estremamente urgente - aggiunge - mobilitare l'opinione pubblica e soprattutto coloro che hanno responsabilità di governo perchè si garantisca l'assistenza a quegli utenti che, in quanto malati, appartengono a fasce particolarmente deboli della popolazione. La Nuova Intesa Consumatori Europei ha registrato i disagi e le preoccupazioni avvertite dai consumatori in merito alla distribuzione diretta dei farmaci presso le Aziende Sanitarie della Calabria. Questi farmaci sono quelli più costosi o di alto livello, come quelli per il diabete o gli antitumorali, che interessano fasce di popolazione, purtroppo sempre crescenti, e che già sopportano l'immenso disagio inflitto dalla sofferta patologia, che spesso non consente di raggiungere comodamente i pochi centri di distribuzione sparsi sul territorio. Non sarebbe in alcun modo accettabile un tale ulteriore decadimento della qualità della vita per tali persone, gravemente malate, ed i loro familiari per effetto della eliminazione della distribuzione capillare sull'intero territorio di tali particolari tipologie di farmaci, generalmente garantita attraverso le farmacie''. ''Le ragioni economiche - prosegue Pascuzzi - devono assolutamente farsi conciliare con quelle del malato e la soluzione maggiormente auspicabile rimane senz'altro quella di accordi mirati tra la Regione o le Aziende Sanitarie con gli organismi rappresentativi dei titolari di farmacia, al fine di consentire la cosiddetta 'distribuzione per conto' a tariffe ridotte e più vantaggiose per la Regione. Occorre costruire una sinergia tra farmacie e sistema sanitario regionale che costruisca percorsi certi e controllabili, anche al fine di evitare un uso inappropriato del farmaco, che resta e deve rimanere un'opportunità per la salute del cittadino. Certamente va detto che, nelle Regioni nelle quali questa pratica è stata applicata in modo diffuso si è osservata, per i farmaci interessati, una drastica diminuzione delle vendite attraverso la Farmacia ed una conseguente diminuzione della spesa farmaceutica regionale, sebbene il 'risparmio reale' sia in realtà minore rispetto a quello generalmente dichiarato per effetto dell'incidenza di altre voci di costo a carico tanto delle Aziende Sanitarie, quanto - da ultimo - del malato, ed anche perchè parte di questa spesa, di fatto, si trasferisce dai capitoli riservati del bilancio del ''farmaceutico'' a quello dei ''beni e servizi'' offerti dalle Aziende sanitarie provinciali''. ''L'obiettivo del risparmio sulla spesa sanitaria - conclude - è altrettanto condivisibile, ma deve essere perseguito in termini tali da garantire l'accessibilità al farmaco a tutti i consumatori. Il sistema in Italia è stato adottato a macchia di leopardo, ciascuna regione ha applicato un proprio modello creando forti disparità tra diverse realtà interregionali, in termini di accesso al farmaco. La peculiarità del nostro territorio regionale, le difficoltà nei collegamenti, la polverizzazione dei centri abitati dell'entroterra, ci portano a ritenere imprescindibile, nell'ottica di tutela dei diritti del malato, l'utilizzo dei canali distributivi tradizionali (farmacie), a fronte però della rinuncia da parte della stessa distribuzione ad una importante percentuale di ricavo su questi farmaci a beneficio del consumatore. Pertanto, sulla base di precisi accordi tra Regione o Aziende sanitarie provinciali e la distribuzione, sarebbe auspicabile la modalità della distribuzione 'per conto', laddove i farmaci verrebbero acquistati dalle Aziende sanitarie provinciali con lo 'sconto di legge' e poi distribuiti dalle farmacie sul territorio con un abbattimento dei costi finali per effetto della riduzione della percentuale di ricavo delle farmacie''.

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