Dal Corriere della Sera: Botulino, è anche una vera cura

Farmaci | Redazione DottNet | 19/04/2009 11:40

La fama è tutta cosmetica, eppure il suo pregio maggiore, la capacità di rilassare la muscolatura per una sorta di denervazione chimica ne ha fatto in questi vent’anni un medicinale interessante, provato in oltre trenta condizioni patologiche. È l’altra faccia, quella meno frivola, del Botox, il rimedio antirughe che raccoglie successi in tutto il mondo (sei milioni i trattamenti nel 2008) e che in partenza era solo la potente tossina prodotta da un germe, il Clostridium botulinum, capace di uccidere in tempi brevis­simi una persona. La prima autorizzazione all’impiego della (fino allora) micidiale sostanza risale al 1989 quando la Oculinum Inc ottenne dall’ente sanitario federale americano, la Food and Drug Administration, l’autoriz­zazione ad utilizzarla per la strabismo. «Un impiego che ha ormai un valore storico — informa Matteo Piovella, segretario della Società oftalmologica italiana — . Al Botox si è poi progressivamente sostituito il bisturi».

 Da questo primo utilizzo (nel corso del quale si scoprì che la tossina distendeva anche le rughe) si passò a quello per il torcicollo spasmodico, fino all’iperidrosi, l’eccessiva sudorazione, delle ascelle e delle mani, con pubblicazioni a suo favore su riviste come il New En­gland Journal of Medicine.
A queste prime applicazioni, coronate da un certo successo, soprattutto nell’iperidrosi, se ne sono aggiunte via via altre cosiddette off label, ovvero fuori indicazione, non autorizzate. Elencate in un articolo dedicato all’argomento sulla rivista Disease-a-Month: alcune decisamente bizzarre, come lo spasmo anale e il vaginismo. Altre serissime, come la vescica iperattiva, il crampo dello scrivano, la disfonia laringea, la paralisi spastica infantile, come sottolinea Nicola Portinaro, a capo dell’unità di ortopedia pediatrica dell’Istituto Humanitas di Milano: «È una terapia complementare, ma serve». Fra le tante applicazioni, forse la più importante è quella nella spasticità dei muscoli lasciata in regalo da un ictus. Spiega Marco Molinari, responsabile della sezione mielolesi della fondazione Santa Lucia di Roma: «La maggioranza dei centri che fanno riabilitazione dall’ictus in Italia oggi impiega la tossina botulinica, anche se la cosa non è nota al grande pubblico. Lo scopo delle iniezioni che contengono 200 unità di Botox contro le 50 dell’impiego cosmetico è quello di distendere i fasci muscolari rattrappiti in seguito alla paralisi. È il caso delle dita della mano, che decontraendosi possono recuperano abilità perdute o del polso. Con un un’influenza positiva anche sull’area cerebrale lesionata, grazie a quella 'plasticità' del sistema nervoso di cui abbiamo prove sempre più fondate. Una sorta di marcia all’indietro che ridà vigore ai neuroni compromessi». Ma su questi impieghi curativi gravano sospetti: la tossina può migrare nel corpo, anche a distanza dal muscolo trattato producendo danni. Dopo le prime segnalazioni di effetti negativi in bambini con paralisi cerebrale associata a spasticità, l’ente federale sanitario americano si è fatto carico del problema pubblicando nel 2005 uno studio su 1.400 reazioni avverse al Botox utilizzato a dosaggi terapeutici, in media 100 unità: la conclusione è che in 217 casi si è trattato di fenomeni gravi e in 28 si è verificato il decesso. Come se non bastasse, l’anno scorso Matteo Caleo, biologo del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa ha pubblicato sul Journal of Neuroscience uno studio sui ratti che dimostrerebbe un percorso a ritroso della tossina botulinica dal punto di iniezione al sistema nervoso. La ricerca ha suscitato un vespaio di critiche, ma Caleo va avanti: «Sono convinto che il modello animale corrisponda a quanto accade nell’uomo. Datemi ancora un po’ di tempo e vedrete.. ».
 

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