Testamento biologico: medici cattolici, nutrizione e idratazione da valutare caso per caso

Redazione DottNet | 20/04/2009 16:56

idratazione nutrizione gastroenterologia reflusso-gastro-esofageo

Sono convinti che la somministrazione dell'idratazione e alimentazione artificiale vada valutata caso per caso. Perché per un paziente in stato vegetativo permanente rappresenta un sostegno vitale, mentre per un malato terminale è un trattamento sanitario che può diventare troppo gravoso,senza ottenere risultati.
 

Ecco perché i medici cattolici di Milano hanno deciso di fissare in un documento ufficiale la loro posizione sui temi che in questi ultimi giorni sono stati oggetto di discussione in Parlamento. Il ddl sul fine vita, già votato al Senato, approderà presto alla Camera per l'approvazione finale e la sezione milanese dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci) ha deciso di lanciare un messaggio: decisioni così delicate devono rientrare nell'alleanza terapeutica che lega il medico e il paziente e non può escludere i suoi familiari. Il documento, condiviso dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, è stato presentato oggi nel capoluogo lombardo e verrà inviato via e-mail a tutti i soci dell'Amci e diffuso attraverso diversi canali. Anche quelli politici, già attivati dall'Amci Milano affinché il testo venga preso in considerazione anche in Parlamento. Concetto cardine: l'alleanza terapeutica che, scrivono i medici cattolici nel documento, "chiama in causa la responsabilità di entrambi i soggetti nel rispetto delle competenze del medico e dell'autonomia non assoluta del paziente". E' questo il "contesto appropriato per una corretta valutazione delle pratiche di alimentazione e idratazione artificiale. Fatta salva la dignità del malato, di cui sempre occorre prendersi cura qualunque sia la sua condizione clinica, non si può - avvertono i camici bianchi- tuttavia ignorare la diversità delle situazioni" e "la necessità caso per caso di compiere un discernimento prudente della proporzionalità circa i modi e i tempi del procedere, perché il paziente possa continuare a vivere con dignità e sia accompagnato nel processo del morire". Secondo quanto ribadito nel documento sull'idratazione e alimentazione artificiale, frutto di una discussione sui dati scientifici raccolti dalla sezione milanese dell'Amci attraverso il parere di esperti, "occorre prendere atto e riconoscere con onestà che questi interventi a volte non ottengono il fine per cui sono instaurati o sono troppo gravosi per il paziente". E' necessario dunque "tenere conto delle condizioni peculiari di ogni ammalato, delle sue forze fisiche e morali, perché non si rischi in modo poco prudente di richiedere comportamenti che risultino eroici. In queste circostanze tali interventi non sarebbero più forma concreta del prendersi cura dell'altro", ribadiscono i medici cattolici nel testo sintetizzato oggi dal presidente di Amci Milano, Giorgio Lambertenghi Deliliers. La questione dell'idratazione e nutrizione artificiali, osserva, non si può ridurre a un problema legato esclusivamente allo stato vegetativo permanente. Questi temi, sottolineano i medici nel documento, nel nostro Paese evocano "precomprensioni" legate al caso Englaro. Una situazione che "non permette un confronto sereno" e "crea non pochi equivoci". Il problema, incalzano, è che questi temi andrebbero affrontati in un orizzonte molto più ampio e la decisione sull'idratazione e alimentazione va riportata nell'ambito dell'alleanza terapeutica, superando sia la visione del "paternalismo medico" che quella di "un'autonomia assoluta del paziente che quasi prescinda dal medico o ne faccia semplice esecutore testamentario".