Sarà più facile curarsi all'estero. Via libera da Strasburgo

Redazione DottNet | 24/04/2009 08:57

dna sanità medicina

Il Parlamento europeo dà il suo sostegno alla proposta della Commissione Ue di rendere più facile per i pazienti farsi curare in un altro stato dell'Ue, ma ora comincia una dura trattativa con gli Stati, con i quali con c'è accordo.

La proposta mira in particolare a garantire che i pazienti ricevano il rimborso per le cure alle quali si sottopongono in un paese diverso dal proprio così come sancito da alcune sentenze della Corte di giustizia Ue a partire dal 1998, ma mai stabilito nelle normative europee. I deputati specificano poi che la direttiva deve rispettare le competenze nazionali sull'organizzazione e sulle prestazioni sanitarie, chiarendo che la direttiva ''non pregiudica la facoltà di ciascuno Stato membro di decidere il tipo di assistenza sanitaria che ritiene opportuno''. In particolare, precisano gli eurodeputati, la norma non può essere interpretata ''in modo tale da compromettere le fondamentali scelte etiche degli Stati membri'', per quanto riguarda l'eutanasia, i test sul dna e la fecondazione in vitro. In base alla proposta chi decide di recarsi all'estero per sottoporsi a cure mediche dovrà essere rimborsato dallo stato di provenienza dei costi che sarebbero stati coperti dal suo sistema sanitario nazionale per un trattamento analogo sul suo territorio. Per quanto riguarda le cure ospedaliere la proposta di direttiva prevede che uno Stato Ue possa prevedere un sistema di autorizzazione preventiva, ma solo in casi ben definiti e cioè quando le cure sanitarie sarebbero state a carico del proprio sistema di sicurezza sociale se fossero state fornite sul suo territorio, oppure se vi fosse il rischio di compromettere l'equilibrio finanziario del proprio sistema di sicurezza sociale. Sono esclusi da questa trafila i pazienti che soffrono di patologie gravi e che sono in lista d'attesa per terapie nel proprio Stato membro. La proposta è stata presentata dalla Commissione Ue nel luglio del 2008 perchè il settore dell'assistenza sanitaria transfrontaliero non era stato incluso nella direttiva sui servizi. Attualmente solo l'1% dei bilanci nazionali per la sanità va al rimborso per le cure effettuate all'estero.