Da Panorama: Sanità malata, truffa global sui medicinali

Redazione DottNet | 27/04/2009 10:40

Alle 8.30 si aprono le serrande delle farmacie e i pusher sono già fuori ad aspettare. In tasca hanno cinque o sei ricette false, intestate a persone decedute o inesistenti, con le quali ritirano decine di confezioni di medicinali salvavita il cui costo oscilla tra 40 e 500 euro a confezione.

 Poi, una volta terminato il giro tra le farmacie della città, si presentano al magazziniere, consegnano la merce e ritirano il loro stipendio: poche decine di euro per ogni prescrizione medica che sono riusciti a piazzare. È il lavoro quotidiano di giovani, poco più che adolescenti, assoldati da un’organizzazione che in Campania, e in particolare a Napoli e provincia, gestisce un traffico internazionale di farmaci con il Nord Europa, l’Africa e l’Albania. I medicinali sono per lo più destinati alla cura dell’apparato cardiocircolatorio ed epatico, ma anche cortisonici, antibiotici, ipertensivi e sostanze dopanti prodotti dalle più importanti case farmaceutiche: dalla Pfizer alla Sigma-Tau, dalla Guidotti alla Menarini e alla Glaxosmith-kline. Sono tutti particolarmente costosi e tutti appartengono alla classe A, ovvero quelli per i quali è previsto il rimborso dell’intero prezzo da parte del Servizio sanitario nazionale. Una volta ritirate, le confezioni di medicinali vengono imbarcate all’interno di container dai porti di Napoli e Salerno per raggiungere le farmacie di quei paesi del Nord Europa nei quali non è richiesta la fustella a barre che viene tolta dal farmacista e applicata sulla ricetta medica. Stessa cosa per la Libia, la Somalia e l’Albania, Paesi che non hanno una legislazione farmaceutica rigida ma hanno una crescente richiesta di medicine di qualità. È una truffa da milioni di euro ai danni del Servizio sanitario nazionale e dei farmacisti che ignari accettano la falsa ricetta medica e consegnano i prodotti. “Sono tutte prescrizioni su ricettari autentici rubati alle asl oppure ai medici di famiglia e compilate con software contraffatti che riproducono timbri e firma di dottori spesso inesistenti” accusa Michele Di Iorio, presidente della Federfarma Napoli, “e sono documenti difficilmente distinguibili da quelli veri”. La pubblicazione dei codici dei ricettari rubati da parte dell’Arsan, l’Agenzia regionale sanitaria della Campania, secondo Di Iorio avviene in modo incompleto, spesso senza indicare il numero seriale di nove cifre, il codice della regione, l’anno, e sempre a distanza di giorni dal furto, rendendo impossibile l’identificazione delle ricette fantasma. “Quando il furto di ricettari ci viene segnalato per tempo, cosa che avviene raramente” prosegue il presidente della Federfarma “riusciamo a fare arrestare in flagranza il pusher dai carabinieri del Nas e a evitare la truffa allo Stato”.
Dall’inizio dell’anno sono state decine le persone fermate solo nel capoluogo campano. Ma lo stillicidio di medicinali non si ferma e Di Iorio aggiunge: “A Napoli e in tutta la Campania c’è sciatteria e negligenza da parte delle asl e di alcuni medici di base nel custodire quelli che sono assegni in bianco del Servizio sanitario nazionale. Assegni che permettono di alimentare e facilitare le truffe e le organizzazioni criminali”. Solo una piccola parte di queste ricette fantasma viene scoperta dalle asl regionali, che bloccano il rimborso del farmaco da parte del Ssn e lo fanno ricadere per l’intero costo sul farmacista, costringendolo a sostenere spese anche per migliaia di euro l’anno. Ma il giudice di pace Anna Maria Marra ha accolto, lo scorso 15 ottobre, la richiesta di una farmacia del quartiere Vomero di Napoli per il rimborso da parte della asl Na 1 dell’intera somma che era stata addebitata per avere consegnato medicinali dietro ricette fasulle. La sentenza condanna la asl per non essere stata capace di vigilare sui propri ricettari, con pagamento dell’intero costo dei farmaci, degli interessi e delle spese processuali. E in prospettiva potrebbe essere devastante per il Ssn. Nel 2006, secondo la Federazione medici di famiglia, le ricette fantasma erano il 7-8 per cento sul totale delle prescrizioni a livello nazionale e avevano creato un ammanco nelle casse dello Stato di oltre 450 milioni di euro. Questo dato secondo la Federfarma di Napoli non è migliorato nel 2008, anzi secondo l’associazione delle farmacie in Campania il fenomeno delle ricette fasulle supera anche il 20 per cento del totale. La Federfarma del capoluogo campano ha passato in rassegna 427 ricette false scoprendo che gran parte delle richieste era per farmaci dopanti. Tra i più prescritti Torvast 20 mg (Pfizer), Losaprex 50 mg (Sigma-Tau), Totalip 20 mg (Laboratori Guidotti), Fluspiral (Menarini) e Flixotide (Glaxo). Solamente queste 427 ricette contraffatte sarebbero costate al Servizio sanitario nazionale 33.500 euro. In una stima sempre della Federfarma le prescrizioni mediche falsificate che circolano nelle 750 farmacie di Napoli e provincia sono tra 7 e 8 mila al mese. Mentre migliaia di confezioni di farmaci escono illegalmente dalla Campania, altre centinaia vi arrivano con camion dal nord Italia, dal Veneto in particolare. Sono destinati alla zona del Salernitano, dove vengono stoccati in depositi-garage per essere poi smistati fra piccole aziende e farmacie compiacenti; il rimanente viene spedito oltremare. La Guardia di finanza ha sequestrato un mese fa oltre 16 mila confezioni di farmaci per un valore di 400 mila euro, scoperti all’interno di un camion e di una abitazione trasformata in magazzino a Pontecagnano Faiano (Salerno). I medicinali arrivavano dalla zona di Portogruaro (Venezia), accompagnati da un documento di trasporto falso firmato da una farmacia di Lugugnano (vicino a Portogruaro) ed erano ufficialmente diretti a una società di prodotti omeopatici con sede a Napoli che li avrebbe consegnati alle farmacie della zona. Ma benché siano state denunciate cinque persone per associazione a delinquere, truffa, ricettazione, falso e favoreggiamento, le indagini non sono ancora chiuse; i finanzieri stanno cercando di ricostruire il percorso dei farmaci prima di arrivare a Venezia e non escludono che in parte siano stati rubati, altri contraffatti e provenienti dall’Oriente, dai Balcani e dall’Albania. Di Iorio, invece, non crede possibile, in base alle severe leggi che regolano l’acquisto e la tracciabilità dei medicinali, che questi farmaci di dubbia provenienza vengano riciclati nelle farmacie della Campania.

 

 

 

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