Endocardite, diagnosi ritardate

Infettivologia | Redazione DottNet | 28/04/2009 08:43

Una malattia grave, difficile da diagnosticare, e che troppo spesso viene scoperta in ritardo, con effetti gravi sui pazienti.

L'endocardite è stata al centro, a Napoli, del decimo Simposio internazionale dedicato al tema 'Concepts in Endiocardits and Cardiovascular Infections'', che si è tenuto fino al 28 aprile, presso l'Hotel Royal Continental. Il congresso biennale dell'ISCVID (Internazionale Society of Cardiovascular Infections Desease) ha visto la partecipazione di 363 esperti internazionali, che si sono confrontati sull'infezione che colpisce le valvole cardiache. Il simposio, che tra due anni si terrà in Australia, è stato organizzato da Riccardo Utili, direttore del Centro Medicina infettivologica e dei Trapianti del Monaldi, e da Maurizio Cotrufo, direttore dell'Unità di Cardiochirurgia del Monaldi. ''Purtroppo spesso si arriva tardi alla diagnosi della malattia, con gravi conseguenze per i pazienti che nel 50% dei casi arrivano addirittura ad essere sottoposti ad un intervento chirurgico'', ha spiegato Utili. Nonostante i progressi nella diagnosi e le strategie medico-chirurgiche, la mortalità,d ei pazienti affetti da questa rimane infatti ancora elevata. L'esordio della malattia può manifestarsi con febbri intermittenti spesso curate con antibiotici, a volte con febbri forti. ''Spesso si tratta di microrganismi molto resistenti agli antibiotici - ha continuato Utili - e purtroppo va detto che la ricerca e l'industria farmaceutica non ci vengono incontro nella cura dell'endocardite infettiva. Ad esempio per la cura dell'infezione da pseudomonas, non esistono nuovi farmaci da decenni, mentre per combattere quella da stafilococco, mortale nel 15-20% dei casi, si adopera l'adaptomicina''. Anche se l'endocardite infettiva è una malattia poco frequente, è importante saperne riconoscere precocemente i segni e i sintomi clinici, avviando subito gli accertamenti necessari per la diagnosi. Questa si basa sulle emocolture - sempre almeno due o tre campioni a distanza di tempo - che consentono l'identificazione del germe responsabile, e l'ecocardiogramma, che consente di identificare le vegetazioni valvolari ed il grado di compromissione della funzione cardiaca. ''E' necessario, per poter salvare delle vite e migliorare la qualità di vita dei pazienti - ha concluso Utili - sensibilizzare la classe medica a riconoscere le endocarditi prima che sia troppo tardi, e soprattutto che vi sia la ricerca di farmaci antinfettivi''.

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