Tumori: alla prostata per 45 mila italiani l'anno, funziona radio in sala operatoria

Urologia | Redazione DottNet | 28/04/2009 12:54

Buone notizie per i malati di tumore alla prostata, patologia che nel nostro Paese fa registrare 45.000 nuovi casi l'anno, e con cui convivono circa 175.000 italiani. Una tecnica innovativa messa a punto dall'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) porta a un considerevole calo di rischio di recidiva dopo l'intervento di prostatectomia.

 

Uno studio di fase II condotto al Regina Elena ha infatti dimostrato che, nei pazienti ad alto rischio di recidiva locale, il trattamento con radioterapia intraoperatoria effettuato in corso di intervento chirurgico è in grado di ridurre la probabilità di recidiva biochimica e locale di circa il 30%. Un confortante risultato e una grande speranza, dal momento che ci sono casi in cui la probabilità di recidiva è superiore al 40%. "La probabilità di recidiva - spiega in una nota Michele Gallucci, direttore della struttura complessa di Urologia dell'Ire - aumenta in funzione dello stadio del tumore e del grado di aggressività. Nel 15-20% dei casi si è visto che la stadiazione istopatologica effettuata dopo intervento chirurgico risulta di stadio superiore rispetto alla stadiazione clinica che si effettua tramite la biopsia e gli esami per immagini eseguiti prima dell'intervento. Questa categoria di pazienti - aggiunge l'esperto - è candidata a essere sottoposta a una radioterapia adiuvante. Con la radioterapia intraoperatoria (Iort), oltre ad avere un'azione di prevenzione delle recidive - prosegue - riusciamo a trattare in una sola seduta pazientiche altrimenti sarebbero dovuti tornare al nostro centro per quaranta sedute dopo l'intervento. Il risultato atteso pertanto è quella di ridurre il rischio di recidiva, e comunque la tecnica sicuramente agevola il paziente". La letteratura scientifica ha dimostrato che negli stadi localmente avanzati la probabilità di recidiva locale è elevata. "Altri fattori correlati al controllo locale di malattia - spiega Gallucci - sono rappresentati dal livello del Psa preoperatorio nonché da dati istopatologici sfavorevoli, quali l'infiltrazione delle vescicole seminali, il grado di differenziazione del tumore e l'eventuale interessamento microscopico dei margini di resezione chirurgica. Questi fattori di rischio individuano un sottogruppo di pazienti che necessita di radioterapia postoperatoria adiuvante, che ha dimostrato di incrementare il controllo locale e la sopravvivenza libera da recidive".

 

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