Psichiatria: non curato fino a 85% malati gravi in paesi poveri

Redazione DottNet | 29/04/2009 15:35

assistenza

Curare la salute mentale, nei Paesi in via di sviluppo, è un 'lusso' che pochi possono permettersi. In queste aree, infatti, non viene curato fino all'85% dei malati psichiatrici gravi.
 

E' uno dei dati di cui si è discusso, nella seconda edizione del meeting internazionale "Rafforzare i sistemi di salute mentale nei paesi a basso e medio reddito", organizzato dall'associazione riminese Cittadinanza in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della Sanità, con il sostegno della Regione Emilia Romagna e con il patrocinio del ministero del Welfare e del Comune, della Provincia e dell'Ordine dei medici di Rimini. L'incontro, in calendario fino a venerdì, si è tenuto all'Hotel Holiday Inn di Rimini (viale Vespucci 16). Nella cittadina romagnola si sono alternate le autorità politiche e sanitarie di dodici Paesi in via di sviluppo Afghanistan, Etiopia, Filippine, Georgia, Giordania, la regione indiana di Assam e poi Iraq, Kirghizistan, Somalia, Tanzania, Uzbekistan e Vietnam - gli esperti dell'Oms e quelli di agenzie sanitarie, organizzazioni non governative e associazioni internazionali. L'obiettivo è rafforzare i sistemi di tutela per la salute mentale e diffondere le cure anche nei Paesi poveri, dove - secondo le stime Oms - in media c'è un solo psichiatra ogni due milioni di abitanti (e un infermiere specializzato in psichiatria ogni 625 mila abitanti), tanto che il 76-85% dei casi più gravi nell'ultimo anno non ha ricevuto alcun tipo di assistenza sanitaria. "Nei paesi a basso reddito - dice Maurizio Focchi, presidente dell'associazione Cittadinanza - alla salute mentale viene mediamente destinato solo l'1% del budget sanitario e i servizi di cura e assistenza per i disabili psichici sono per ora drammaticamente precari. Il meeting è stata l'occasione per permettere uno scambio di conoscenze e di buone pratiche tra le autorità dei dodici paesi e gli esperti di salute mentale dell'Oms e delle agenzie internazionali, conla speranza che possano nascere nuove collaborazioni indispensabili per diffondere in tutti i continenti sistemi di cura giusti ed efficienti".