Il medico che prescrive un farmaco è responsabile anche degli errori di somministrazione da parte di terzi

Medicina Generale | Redazione DottNet | 29/04/2009 16:33

Il caso concerne un minore deceduto a seguito della somministrazione endovenosa (da parte di un’infermiera) di un farmaco vasodilatatore per errata interpretazione della prescrizione redatta da un medico ospedaliero.

La Sentenza (Cassazione Penale, Sezione IV, n. 32424 dell’1 agosto 2008)
“I medici scelgono, legittimamente, una modalità inusuale di somministrazione di un farmaco. Sanno (o dovrebbero sapere) che una diversa modalità può avere effetti mortali su un certo tipo di pazienti; il rischio di un'erronea somministrazione è altissimo perchè sulla confezione è indicata proprio la modalità che nel caso specifico può essere mortale. Quale è in questo caso la regola cautelare rafforzata da osservare? Se il medico decide di non somministrare il farmaco personalmente deve avere la "certezza" che la persona incaricata sia idonea ad eseguire il compito e che abbia effettivamente compreso quali modalità deve seguire; l'incaricato deve essere inoltre posto a conoscenza che diverse modalità possono avere effetto letale (diversamente non viene sufficientemente richiamata la sua attenzione sul pericolo di una somministrazione diversa) e va segnalato altresì che le modalità da seguire sono diverse da quelle indicate sulla confezione. Questo obbligo cautelare rafforzato vale ovviamente anche per chi redige la prescrizione: proprio il rischio mortale che crea un'inesattezza o insufficienza nella compilazione rende necessaria una precisione anche nei dettagli che in altre situazione può essere omessa senza rischio o con rischi di minor gravità”.

Il medico che prescrive un farmaco con modalità diverse di prescrizione rispetto a quanto contenuto sulla confezione è responsabile della sua corretta somministrazione

La condotta dell'infermiera non era imprevedibile perchè si trovò a somministrare un farmaco che, per quanto riportato sulla confezione, doveva essere somministrato per via endovenosa.
Era certamente suo obbligo chiedere conferma della inusuale prescrizione (il foglio di terapia nulla indicava in proposito) ma è altrettanto prevedibile che un infermiera si adegui alle prescrizioni scritte sulla confezione del farmaco in mancanza di diversa precisazione (assolutamente necessaria per la gravità del rischio) nella prescrizione terapeutica e in mancanza di istruzioni certe e confermate.
La condotta colposa dell’infermiera trova, dunque, l'antecedente logico e causale nella negligenza del medico che l’ha incaricata della somministrazione della terapia fornendole un farmaco che avrebbe dovuto essere somministrato per via orale e che invece riportava sulla confezione un diverso tipo di somministrazione; senza che venissero indicate nella prescrizione le modalità di somministrazione e senza che le fossero fornite istruzioni inequivocabili con la conferma che fossero state comprese (nonché senza avvertire l’infermiera che diverse modalità potevano avere conseguenze letali).

 

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