Artrite: il paziente "deve"combatterla

Ortopedia | Redazione DottNet | 04/05/2009 12:33

Purtroppo chi soffre di artrite reumatoide convive quotidianamente con il dolore. Ma è sbagliata la rassegnazione che hanno molti pazienti che si autoimpongono delle limitazioni nell’assunzione di terapia antidolorifiche per il timore di effetti collaterali o per la paura di peggiorare la situazione articolare.

 

Infatti chi soffre di artrite reumatoide dovrebbe seguire con attenzione il regime terapeutico prescritto. Chi persiste nelle cure ha infatti meno disabilità, minori effetti consequenziali alla malattia e ottiene più spesso e prima una remissione dell’artrite. Lo rivela uno studio messicano pubblicato di recente sulla rivista Artritis. A evidenziare il problema della gestione del dolore nell’artrite reumatoide è uno studio della McGill University di Montreal, pubblicato di recente sul Journal of Pain . Alcuni ricercatori canadesi hanno esaminato una sessantina di pazienti per cercare di capire il loro rapporto con il dolore e la loro reazione nei confronti delle cure proposte per alleviarlo nonché l’individuazione di eventuali barriere per un suo controllo ottimale. Più della metà dei pazienti ha riferito di soffrire parecchio nonostante fosse in cura in un centro reumatologico. Circa i due terzi dei malati si è però detto soddisfatto di come veniva gestito il suo dolore e quattro pazienti su cinque hanno affermato che il dolore può essere controllato in modo efficace. In generale i pazienti hanno riferito di accettare il dolore in quanto conseguenza di una malattia incurabile e lo hanno posto in ordine di importanza dopo fattori come deformità e disabilità. Per quanto riguarda invece le barriere che limitano la sua gestione, la paura di diventare dipendenti da farmaci antidolorifici, dei loro effetti collaterali e del fatto che la loro assunzione possa mascherare l’attività di malattia e peggiorare le condizioni delle articolazioni sono state le principali motivazioni segnalate dai pazienti per spiegare le proprie autolimitazioni nella gestione del dolore. «In linea generale chi soffre di artrite reumatoide il dolore può essere una conseguenza dell’attività di malattia o legato a deformità o danni autonomi che si sono già instaurati – premette Carlo Salvarani dell’Unità operativa di reumatologia dell’Azienda ospedaliera Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia -. Nel primo caso una terapia precoce con farmaci anti-reumatici, biologici compresi, in genere aiuta a ridurre l’attività di malattia e di conseguenza il dolore. Nel secondo caso si tratta di solito di pazienti che soffrono da tempo di artrite in cui ormai la terapia di fondo anti-reumatica può fare poco per le deformità già instaurate. In questi casi il dolore non va comunque sottovalutato, ma curato con terapie mirate. Si possono usare farmaci antalgici, che, generalmente acorrelati da scarsi effetti collaterali, e, in assenza di controindicazioni, farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) spesso associati a farmaci gastroprotettori a causa del loro prolungato utilizzo. Inoltre quando il dolore è localizzato a una o due articolazioni si può cercare di attenuarlo ricorrendo a infiltrazioni locali con steroidi». Quindi non bisogna rassegnarsi al dolore poiché gli strumenti per combatterlo non mancano, possono non eliminarlo del tutto ma sicuramente aiutano. «Anche perché - fa notare Salvarani – il dolore ha un impatto importante sulla qualità di vita dei pazienti con artrite reumatoide. Ecco perché è sempre buona regola che il reumatologo faccia un’attenta valutazione del dolore percepito dal suo paziente e si adoperi per contrastarlo».

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