Studi e qualità devono essere uguali tra farmaci biotech e biosimilari

Redazione DottNet | 05/05/2009 17:56

farmaci Sifo

Il 53% degli oncologi e il 61% dei nefrologi del Lazio chiedono che l'efficacia e la sicurezza dei biosimilari, i farmaci simili ma non uguali ai biotecnologici che hanno il brevetto scaduto, siano assicurate dallo stesso numero di studi dei farmaci a cui si ispirano.

I dati emergono da un incontro regionale, promosso dalla Fondazione degli Oncologi Medici Italiani (Aiom), dalla Società Italiana di Nefrologia (Sin) e dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (Sifo), che si e' tenuto oggi a Roma presso l'Istituto Regina Elena. Dai dati raccolti emerge che nonostante il 90% degli oncologi e il 53% dei nefrologi del Lazio dichiari di fare uso di farmaci biosimilari, circa il 30% non conosce bene la differenza tra questi ed i farmaci generici e non sa che la dimostrazione di bioequivalenza non è sufficiente a qualificare un biosimilare come accade per i generici. ''Credo che una legge sui biosimilari sia necessaria - ha dichiarato Francesco Locatelli, past president della Sin - in quanto nell'attuale sistema sanitario, frammentato nelle Regioni, servirà a dare una linea di comportamento unita''. In passato contro i problemi di bilancio delle regioni e i vincoli di budget delle aziende sanitarie, che spesso impongono ai medici di scegliere a quali pazienti dare i farmaci biosimilari,i reumatologi chiesero l'istituzione di un fondo presso il ministero del Welfare, cui le regioni possano attingere per l'acquisto di tali farmaci, così come fatto a suo tempo per l'aids.