Dalla Repubblica-Salute: farmaco generico

Redazione DottNet | 06/05/2009 13:14

Chiusi a Praga i lavori della conferenza "The role of generic medicines for the sustainability and affordability of healthcare", organizzato dall' European Generic Medicine Association, in Italia le polemiche sui farmaci generici non si placano.

 

Tutta la comunità scientifica riconosce che questi farmaci svolgono un ruolo importante nel rendere sostenibili le politiche sanitarie, eppure, nel nostro Paese la normativa che li regola è oggetto di dibattito e il loro mercato è ancora poco sviluppato. Anche la percezione comune è penalizzante, recentemente, infatti, tali farmaci sono stati ridefiniti "equivalenti" per evitare l'idea che ci si trovi di fronte a terapie di serie B.
"In Europa i generici costituiscono mediamente il 50% dei farmaci dispensati, malgrado pesino meno del 18% della spesa farmaceutica totale" spiega Paolo Siviero, direttore del Centro studi dell'Aifa. "Un maggior uso di questi farmaci e specifiche azioni mirate a favorire la concorrenza consentirebbero di aumentare i risparmi derivabili di oltre il 30%, liberando risorse che potrebbero essere destinate a terapie innovative. L'Italia genera risorse risparmiate pari a circa lo 0,06%, quando nei Paesi a mercati sviluppati il risparmio è circa del 27%".
Se non c'è discussione sull'importanza di sviluppare questo mercato, le Società Italiane di Chemioterapia, di Farmacia Ospedaliera, di Farmacologia, e per altri versi, la Federazione italiana medici di medicina generale, sono convinti che sia necessaria una ulteriore riflessione. I nodi fondamentali restano: la non sostituibilità di alcune classi di farmaci (come gli antiepilettici, gli anticoagulanti, alcuni antidepressivi e certi antibiotici iniettivi), il ruolo del medico prescrittore, quello del farmacista, e non ultimo lo stabilire a chi spetta l'onere della responsabilità penale della scelta.
Da parte del cittadino esiste, inoltre, l'esigenza di condividere le scelte terapeutiche e di essere correttamente informato, non solo sul principio attivo ma anche su quegli elementi che distinguono il generico dal farmaco di origine, come gli eccipienti (inclusi coloranti, aromi e conservanti), il meccanismo di rilascio, il confezionamento e l'etichettatura. Medici e farmacisti devono anche garantire al paziente che il farmaco, sia esso griffato o equivalente, non provochi degli effetti inattesi gravi, dovuti a variabilità individuale.
"L'Aifa", spiega Siviero, "intende rafforzare il ruolo forte dei medici prescrittori ed evitare che si verifichino complicazioni cliniche correlate alla sostituibilità. Inoltre, stiamo già predisponendo, sul modello Usa, un "Orange book", cioè la lista dei generici utilizzabili in luogo degli originator: presto disponibile online, permetterà una consultazione rapida ed agevole per consentire una valutazione anche delle differenze di prezzo esistenti".
"Sull'istituzione del cosiddetto Orange Book sulla sostituibilità si può anche concordare" commenta Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, l'associazione delle industrie dei generici, "si farà presto: l'elenco dei generici che possono sostituire i farmaci di marca c'è già e sono le liste di trasparenza, in uso ormai da anni. Quel che occorre é una maggiore argomentazione di questa sostituibilità. Quanto agli studi di farmacovigilanza, ben vengano: da sempre se ne fanno meno di quanto sarebbe auspicabile. Ma per tutti i farmaci".

 

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